‘Vestire gli ignudi’, la rappresentazione della Piccola Accademia è un successo

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Ha scelto un testo di grande attualità e bellezza la Piccola Accademia che è tornata sul palco (al teatro Ideal), nei giorni scorsi, riscuotendo un meritatissimo successo. ‘Vestire gli ignudi’ di Luigi Pirandello è il dramma di una donna, Ersilia Drei (straordinaria Giada Ruggeri), che costruisce su una menzogna il suo disperato tentativo di morire con un ‘abito bello’, per lasciare di sé un ricordo dignitoso e rispettabile, dopo una vita ‘cucita’ sopra un ruolo che mai si è scelto. La sorte non le concederà quanto sperava, si accanirà oltre, invece, con un finale avvilente e impietoso.

Nella scena irromperanno pezzi di verità, cucita addosso a ogni personaggio, senza che ciascuno di essi riesca a emergere o a ‘incastonarsi’ nell’altro. Ersilia, che per tutta la vista si è sentita un nulla (“non ho mai avuto la forza di essere qualcosa”), è una donna che vive in balia degli eventi. Non ha colpe, perché la colpa di tutti ciò che accade è della vita.

Franco La Spiga (Giorgio Gurrieri) passa dal rimorso di non aver sposato Ersilia (a quel rifiuto la protagonista attribuisce il suo tentativo di suicidio nell’intervista che ‘costruisce’ la sua storia desiderosa di compassione) alla dura reazione contro la stessa Drei, che in quella ‘confessione’ giornalistica ha mentito, sconvolgendogli la vita.

Il console Grotti (Angelo Mezzasalma) alterna rabbia, compassione e passione. E’ la signora Onoria (Gisella Burderi) a rappresentare la figura attualissima di chi giudica con l’arroganza dell’ignorante, misura il peso di ogni informazione con la curiosità del pettegolo, accetta ogni verità con  la bramosia di chi cerca a tutti i costi una storia per cui spendere qualche lacrima.

Ma è Ludovico Nota (Salvatore Pino), a raccogliere le fila di un dramma che scorre dal miele al fiele. Immedesimato nei patimenti di questa donna, tanto da darle accoglienza in casa sua, l’intellettuale pian piano si ricuce addosso il suo abito di personaggio terzo, recuperando il ruolo di scrittore e filosofo, che risolve a modo suo il dilemma tra verità e menzogna, tra fatti e interpretazioni, perchè “bugie sono anche le storie” e per uno scrittore “c’è sempre un modo d’immaginare una fine concludente, anche se un fatto nella vita non conclude”. Spetta a lui, disilluso scrittore, esclamare: “No, ecco! Mi diverto, allora, a farvi vedere quant’è bella, bella, bellissima questa commedia di una bugia scoperta”.

In scena anche Frida Terranova (la cameriera Emma) e Emanuele Campo (il giornalista Alfredo Cantavalle). La sapiente regia è di Franco Calvanese. Lo staff tecnico: Maria Concetta Puglisi e Gianna Bellina (rammentatrici), Maria Bruno (direttrice di scena), Salvatore Pino (colonna sonora), Carmelo Maceo (scenografia), Giovanni Di Natale (ideazione manifesto).