Dall’azione ‘pionieristica’ al fallimento, la storia della cooperativa ‘Il Dono’ finita nella bufera

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Immagine di repertorio

Costituita il 5 febbraio del 2004, la cooperativa sociale «Il Dono», finita nell’occhio del ciclone per un’indagine della Guardia di Finanza che ha portato a dieci richieste di rinvio a giudizio da parte della Procura, si può considerare «pionieristica», in città, per quanto riguarda i progetti di accoglienza dei migranti.

Nata dopo appena un paio d’anni dalla creazione dello Sprar, il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, la cooperativa ha avuto tra i primi presidenti Rosario Battaglia e poi anche il fratello Giuseppe.

Una serie di attività connesse all’immigrazione e all’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati attraverso la gestione di progetti, a Ragusa e Modica, che rientravano nella rete del Sistema nazionale di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Nel 2007 la cura di uno sportello immigrazione, nel 2008, in convenzione con la Prefettura, la gestione dell’emergenza sbarchi. Sono gli anni in cui il fenomeno immigrazione diventa sempre più una questione «strutturale» e i nuovi arrivi impongono di trovare soluzioni immediate per quanto riguarda la prima accoglienza, la mediazione linguistica, la sistemazione in strutture protette per i soggetti vulnerabili. E così la cooperativa rappresenta un valido sostegno alle Istituzioni che si trovano a fronteggiare il continuo incremento di sbarchi soprattutto a Pozzallo, anche se non mancavano, in quegli anni, approdi pure in altre zone della fascia costiera iblea. La cooperativa inizia a gestire alcuni progetti per conto dei Comuni di Ragusa e Modica, dell’ex Provincia regionale, che adesso, insieme alla Prefettura e al Ministero dell’Interno, la Procura individua quali parti lese.

Dieci le persone per le quali la pubblica accusa ha chiesto il processo per i reati di peculato e riciclaggio. Ci sono ex amministratori e consulenti fiscali tra i dieci indagati. L’ammanco è elevato: 1,6 milioni di euro. I servizi resi dalla Cooperativa rientravano nell’ambito di convenzioni che la stessa aveva stipulato nel tempo con i diversi Enti pubblici presenti sul territorio, in particolare, erogazione di pasti, di vestiario, alfabetizzazione e servizi alloggiativi. Un totale di sei milioni di soldi pubblici. Che in parte, secondo l’accusa, finivano per scopi diversi da quelli previsti, a vantaggio degli indagati.

Negli anni crescono di debiti con i dipendenti e non solo. Arriva il cambio di guardia alla guida della cooperativa: si comprende allora che qualcosa non va, scattano le indagini. Poi si avvia la procedura per la liquidazione, quella cooperativa nata per dare una risposta a uomini, donne e bambini in fuga dalla fame e dalla guerra è ormai un carrozzone carico di debiti, con dipendenti che da mesi non vedono un centesimo.

I progetti ancora in itinere tornano agli enti gestori, che indicono un nuovo bando pubblico. Quelli di Ragusa vengono affidati, in modo trasparente e secondo le procedure di legge, alla Fondazione San Giovanni Battista, che rendiconta con puntualità e rigore. Una parte del personale della cooperativa «Il Dono», posta in liquidazione coatta amministrativa, viene riassorbita dalla Fondazione, che continua a portare avanti i progetti (in via Carducci, in locali in affitto dalla Cattedrale, e in via Mario Leggio). Il progetto di Modica è affidato, invece, a un’altra cooperativa.

Ora la decisione sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal pubblico ministero Gaetano Scollo spetterà al giudice delle indagini preliminari.

[Fonte Giornale di Sicilia]