“Il male necessario”, un cast di altissimo livello per un thriller tutto ragusano

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“E’ un thriller, perché prende il via da una serie di omicidi e dalle relative indagini. Ma ha anche una forte connotazione psicologica e drammatica, in quanto conduce il protagonista attraverso un percorso introspettivo che lo porterà a rivalutare la figura del padre, e ad abbattere i muri che, un po’ per rabbia e un po’ per difesa, ha innalzato negli anni”. Così Salvatore Provenzale, regista de Il Male Necessario, descrive il film che sarà presentato l’8 aprile al cineteatro Don Bosco di Ragusa. Una pellicola che ha preso vita tra il capoluogo ibleo e Chiaramonte Gulfi, nata da un’idea che risale all’autunno del 2013 ma che ha iniziato realmente a concretizzarsi solo un anno e mezzo fa. A firmare la regia, oltre a Provenzale, è il ragusano Salvatore Dipasquale. Il loro primo lavoro, Revòlver, lo abbiamo visto nelle sale nel 2012, adesso tornano per raccontarci la storia di Giulio Lo Magro, alias Danilo Schininà, criminologo e personaggio televisivo di fama nazionale, “costretto” a tornare per la prima volta dopo quarant’anni a Ragusa, la sua città natale, per ritirare un premio dedicato alla memoria del padre giornalista, e che finirà coinvolto nelle indagini su una serie di misteriosi delitti iniziati molto tempo prima.

L’idea del film – continua Provenzale – è nata da una conversazione tra me e Salvatore Dipasquale che, conclusa l’esperienza di Revòlver, volevamo subito lanciarci su un nuovo progetto. Il tema dal quale volevamo partire erano le sensazioni che una persona può provare tornando a Ragusa dopo decenni, ma fin dall’inizio abbiamo avuto ben chiaro il fatto di voler portare avanti un lavoro più complesso rispetto al primo, anche a costo di andare incontro a qualche problema e di impiegarci più tempo. Avevamo la sceneggiatura nel cassetto già da un po’ quando, nell’agosto 2016, abbiamo avuto la fortuna di conoscere Danilo Schininà. Lui ha sposato subito il nostro progetto, e ci ha aiutati a creare un cast di altissimo livello, all’interno del quale abbiamo avuto la fortuna e l’onore di inserire anche Marcello Perracchio”.

Al fianco di Schininà e del compianto maestro Perracchio, hanno recitato Carmen Frasca, Salvo Paternò, Barbara Giummarra, Alessandro Campo, Salvo Giorgio, Cristina Gennaro, Pasquale Spadola, Giada Ruggeri, Germano Martorana, Frida Antoci, Carla Cintolo, Vittorio Rubino e Giancarlo Iacono. Nel team anche Elena Berretta come aiuto regista, Gabriele Vizzini per gli effetti speciali, Miriam Arena e Valentina Latino per il trucco, Licia Perna per l’audio in presa diretta. Il montaggio è stato curato da Alessia Randone. “Ci sono voluti, complessivamente, quasi 4 anni – conclude il regista ragusano – ma ne è venuto fuori un lavoro di cui siamo davvero orgogliosi, superiore anche alle nostre aspettative iniziali, completato poi dalle musiche e dagli effetti sonori del maestro Peppe Arezzo, e non vediamo l’ora di sottoporlo al giudizio degli spettatori”.

Il direttore della fotografia, come per Revòlver, è il ragusano Angelo Giglio. Inevitabile il confronto con la prima pellicola. “Innanzitutto, di diverso ci sono l’esperienza e l’affiatamento del gruppo di lavoro. Sono cresciuti insieme a noi, portandoci a maturare dinamiche di confronto più incisive. Tutto è strettamente interdipendente: se so come lavorano gli altri, so anche che tipo di prodotto fornirgli. Le mie immagini – spiega – sono state studiate per semplificare e ottimizzare il lavoro altrui. Revòlver, inoltre, è un film in bianco e nero, Il Male Necessario è a colori e già questo, a livello tecnico e fotografico, comporta moltissime differenze perché l’immagine a colori è più complessa da gestire. L’impronta del film è stata studiata insieme ai registi e, in base allo stile della storia che volevamo raccontare, abbiamo scelto la luce, l’illuminazione, i tagli, le inquadrature. Si passa dai campi larghi, per mettere in risalto gli ambienti nei quali abbiamo girato, ai piani stretti e ai primi piani, per evidenziare i volti e i dettagli. Questi ultimi – prosegue il fotografo – rappresentano la chiave narrativa, perché vanno a puntualizzare, insieme al linguaggio, gli elementi cruciali della storia, creando suspence e stimolando l’immaginazione dello spettatore. Immaginazione che vogliamo lasciare libera, per questo non aggiungiamo altro e invitiamo tutti a partecipare alla prima, l’8 aprile al CineTeatro Don Bosco di Ragusa”.