Folla di ragusani per Di Maio: “Ogni volta che Antonio mi chiamerà io ci sarò”

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Immagine tratta da Instagram di Luigi Di Maio

Ogni volta che Antonio e la sua squadra mi chiameranno io ci sarò. E questa è una promessa che faccio alla città di Ragusa”.

Lo ha detto Luigi Di Maio nel suo intervento a sostegno di Antonio Tringali, questa mattina in piazza Malta, a Marina di Ragusa.

Il neo vice premier ha ribadito che sarà a disposizione di tutti i sindaci e gli amministratori per lavorare per il bene del Paese. 

Nonostante il caldo infernale, un fiume di ragusani si è riversato in piazza, invadendo ogni spazio per ascoltare il neo ministro.

Ha parlato di reddito di cittadinanza e taglio dei vitalizi. E ha confermato che ci sarà la massima collaborazione con Antonio Tringali e la sua giunta in caso di elezione a Palazzo dell’Aquila.

Prima di lui hanno parlato il sindaco uscente, Federico Piccitto, che ha rivendicato il lavoro svolto in questi cinque anni, la vice presidente del senato, Paola Tavera, il deputato europeo Ignazio Corrao e la deputata della provincia di Ragusa, Maria Lucia Lorefice.

Poi è toccato a Tringali, che ha detto: “In questi 5 anni abbiamo dato un taglio netto con il passato. Abbiamo chiuso con le vecchie logiche politiche e partitiche… Non ci sono più cittadini di serie A e serie B. 

Abbiamo realizzato circa 300 interventi, investendo 60 milioni di euro in opere pubbliche. Milioni di euro per la sicurezza delle nostre scuole e quindi dei nostri bambini

Come ho ripetuto più volte, molto è stato fatto, ma tanto dev’essere ancora fatto. Abbiamo un programma concreto, con progetti che hanno una copertura finanziaria nel bilancio comunale.

Vogliamo una città sempre più verde: pianteremo 1000 alberi in cinque anni. Vogliamo rilanciare il nostro centro storico”.

E poi attenzione ai trasporti, alle frazioni. A chi ha bisogno, alle fasce deboli.

“Se i cittadini ci daranno il loro consenso, sarò il sindaco dell’ascolto, del dialogo, del confronto… per una città sempre più dinamica, onesta e accogliente”.

Ha concluso poi Di Maio, con un applaudito intervento. Infine l’inno di Mameli.