A Ragusa, due femminicidi in sei mesi. È il momento di fare qualcosa

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Immagine di repertorio

Questa volta seguito dal suicidio dell’autore, come sempre più frequentemente si verifica. E come se tutto ciò non bastasse, c’è in più il dramma di due bimbe innocenti che hanno assistito impotenti, sgomente. Forse è arrivato il momento di fermarci a riflettere, ma dobbiamo farlo tutti, uomini e donne assieme; la cosiddetta società civile ha il dovere di assumersi in toto la responsabilità di affrontare il problema alla radice, di avviare un serio percorso di consapevolezza che abbia come focus la relazione uomo-donna, al fine di individuare adeguate strategie d’intervento che promuovano un serio processo di cambiamento culturale“. A qualche giorno dall’omicidio-suicidio che ha sconvolto la città, con il poliziotto Simone Cosentino che ha prima ucciso la moglie Alice Bredice e poi si è ucciso con la pistola d’ordinanza, la presidente della Consulta Femminile del Comune di Ragusa, Giuseppina Pavone, lancia un appello alle Istituzioni. La Consulta ha chiesto una formale «presa in carico da parte degli organismi di governance del territorio (Prefettura, Comune, Asp, Ufficio scolastico provinciale, Forze dell’ordine) del problema e, quindi, la costituzione di un tavolo tecnico istituzionale sulla violenza di genere a Ragusa.

Due femminicidi nell’arco di meno di sei mesi (il primo a novembre, con la morte di Maria Zarba. In carcere l’ex marito Giuseppe Panascia), non possono non fare interrogare la città.

E a tal proposito giovedì 9 maggio 2019 ore 17:30 al “Centro Servizi Culturali”  di Ragusa, in via Diaz, 56 si terrà un incontro aperto per riflettere insieme, organizzato dal Collettivo donne “Adesso Basta Ragusa”.