Calcio femminile alla ‘ribalta’. Tiziana Maggio racconta la situazione negli Iblei

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Le giocatrici della nazionale di calcio femminile in questi giorni stanno facendo la storia e, finalmente, in tutta Italia si inizia a parlare un po’ di più di questo sport.

Abbiamo intervistato Tiziana Maggio, responsabile regionale della Csen Calcio femminile, per capire in che condizioni versa il calcio femminile ibleo.

Tiziana fin da piccola giocava a calcio con gli amici, ma è entrata in una vera squadra solo a 20 anni. Da lì è stato subito amore, passando per diverse città, Sampieri, Scicli, Modica e per diversi ruoli, calciatrice, mister e infine responsabile della Csen. Un percorso scandito da tante soddisfazioni e momenti difficili.

Tra il 2005 e il 2007 – ci racconta – ho vissuto anni bellissimi. Giocavo nell’Atletico Modica ma il primo anno la situazione non era delle migliori. Quando il nostro allenatore ha lasciato la squadra, sono subentrata io con doppio ruolo: giocatrice e mister. È stato un anno incredibile, eravamo penultimi in classifica e alla fine invece siamo arrivate ai playoff. E anche l’anno successivo è stato strepitoso, dalla serie C siamo passati in B”.

Tante soddisfazioni, ma anche delusioni: “Purtroppo però la società non ha voluto investire nella nostra squadra e così, nonostante per i meriti sportivi, ci aspettava la serie B, purtroppo siamo dovute rimanere in C. E la Lega, che adesso sta finalmente supportando le ragazze, in quel periodo non ci ha aiutato. Racconto questo perché si possa comprendere bene la poca considerazione che anche gli addetti ai lavori hanno verso il settore femminile di questo sport”.

Tante le lotte che Tiziana ha portato avanti, consapevole che le donne devono avere stessi diritti dei loro colleghi uomini e soprattutto le stesse opportunità. E probabilmente è anche per questo che per il momento la situazione in provincia iblea, non è delle più rosee.

Con la Csen quest’anno ho organizzato un torneo interregionale tra Ragusa e Siracusa coinvolgendo 6 squadre, che anche se possono sembrare poco, in realtà per noi è stato un buon risultato”.

Adesso però la nazionale italiana sta facendo quasi un miracolo, e questo potrebbe essere da ispirazione per tante bambine, per liberare loro dai pregiudizi dei grandi che spesso ‘macchiano’ questo mondo.

Spero che la fiducia nel calcio femminile che io ho avuto già 36 anni fa adesso l’abbiano tante altre persone, specialmente gli addetti ai lavoro. Le ragazze possono dare davvero tanto a questo sport, bisogna solo permetterglielo”.