Boom di presenze per il presepe vivente di Ispica

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presepe ispica

Oltre undicimila presenze in tre giorni, ben seimila nel solo pomeriggio di Santo Stefano.

Si conferma una annata da record, quella del Presepe Vivente di Ispica, giunto alla sua vendiduesima edizione, allestito nelle grotte rupestri a ridosso di Parco Forza.
“Un boom di presenze”, affermano Angelo Di Rosa, Angelo Di Martino e Tonino Spataro, della PromoEventi, organizzatrice dell’evento, che alcuni anni fa hanno deciso di proseguire il progetto iniziale varato dal Terzo Ordine francescano di Gesù.

“Un successo reso possibile grazie allo sforzo di una intera comunità, e sostenuto dagli sponsor del territorio, che nonostante le difficoltà metereologiche autunnali non hanno rinunciato ad incoraggiare questo evento”.

Convince, dunque, la formula proposta dal direttore artistico Peppe Galfo, che ha dislocato, per oltre un km, lungo il consueto villaggio siciliano nelle grotte, composto da 100 figuranti e 40 antichi mestieri, anche pannelli fotografici ed istallazioni multimediali e sonore, seguendo il tema proposto quest’anno del Santo Natale tra Canti e Cunti, con 5 scene recitate in dialetto, che culminano alla mangiatoia col bambino.

Ad ammaliare è stata soprattutto la scena centrale della Natività, la cui Madonna (Marylin Denaro) che canta in dialetto duettando con una contadina (Cecilia Còcciro) ha spinto il TG1 RAI nell’edizione natalizia delle 20 a collocare quello ambientato nelle grotte millenarie di Ispica tra i presepi più belli e importanti d’Italia, a fianco di Matera.

Promosso col patrocinio del Comune e la collaborazione di Proloco Spaccaforno e Gruppo Scout Ispica 2, il presepe vivente – lo ricordiamo a quanti non sono ancora potuti andare a visitarlo – replicherà altre date, domenica 29 dicembre, e poi l’1, 5 e 6 gennaio, dalle 16,30 alle 20,30 con ingresso da piazza S. Antonio, gratis per bimbi sino a sei anni.

L’occasione per scoprire un affascinante viaggio dentro la Sicilia antica, alla ricerca di ciò che eravamo e di un mondo perduto, che rivive come per magia, e solo per pochi giorni l’anno, in ambiente unico nel suo genere.