9 aprile 1921, l’Anpi ricorda l’eccidio fascista di Ragusa

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Condividiamo la nota del senatore Gianni Battaglia, presidente provinciale dell’Associazioni partigiani d’Italia:

“Nonostante l’emergenza da covid-19 che non ci permette di riunirci è giusto e opportuno ricordare la data del 9 aprile del 1921, in quella primavera che tardava ad arrivare, l’eccidio fascista che provocò la morte di tre lavoratori braccianti: Rosario Occhipinti e Carmelo Vitale, rimasti a terra in piazza san Giovanni e la morte di Rosario Gurrieri avvenuta dopo qualche settimana.

Rievocare, per sensibilizzare il tempo attuale con un vivo e costante richiamo per salvaguardare, guardando al passato, un bagaglio di esperienze utili a evitare ripetizioni di tragici eventi. Il clima era quello delle intimidazioni, violenze, scorrerie che venivano perpetrati nei confronti degli operai, dei braccianti e dei democratici. Infatti, già qualche mese prima, il 4 novembre 1920, i fascisti locali, avevano tentato di assaltare il comune “rosso” a guida socialista.

Il 9 aprile era una giornata in cui i braccianti, riuniti a piazza San Giovanni – Ragusa, aspettavano il comizio del deputato socialista Vincenzo Vacirca, ma nell’aria fredda di una primavera tardiva, si avvertiva la sospettosa presenza gelida dei fascisti. Infatti, arrivarono provocando la piazza e si scatenò l’inferno. I fascisti incominciarono a sparare, mentre la polizia stava a guardare.  Un bilancio pesante, oltre 50  feriti, in piazza c’erano anche donne e   bambini, e il sangue si sparse sul basolato. La gente scappò ma i fascisti continuarono liberi a percorrere le vie di Ragusa. Non si fermò la loro attività violenta e l’indomani vennero attaccati i luoghi simbolo delle sinistre e dei socialisti, bruciando la sede della Camera del lavoro. Anche il municipio venne assaltato e l’amministrazione comunale fu costretta a rassegnare le dimissioni. Altre amministrazioni della provincia furono obbligate a dimettersi perché costrette dalla violenza squadrista dei fascisti coordinati e ispirati da Filippo Pennavaria”.