18 maggio 2020, ecco cosa sono stati i lunghi 69 giorni di lockdown

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18 maggio 2020
Sarà una data che ricorderemo, ogni mese, ogni anno, per tanto tanto tempo ancora, in modo proporzionale a quanto i 69 giorni di lockdown hanno segnato, in modo significativo, incisivo, radicale, la nostra quotidianità, le nostre vite, il nostro lavoro, le nostre famiglie, i nostri affetti, le nostre relazioni.

18 maggio 2020 è il giorno della ripartenza per l’Italia, per la Sicilia, per la nostra provincia, per la nostra città, per la nostra famiglia, per il nostro lavoro, per i nostri amici, per il nostro amore, per le nostre relazioni.

Sono trascorsi i 69 giorni in cui ci siamo scoraggiati, abbiamo perso, abbiamo avuto momenti di buio assoluto, siamo usciti sui balconi per cantare o per sentire, timidamente, che nelle case di fronte o accanto c’erano persone che come ciascuno di noi era a casa propria a guardarsi attorno senza trovare un perchè alle tante domande che nella nostra testa sono diventate tormentoni. Abbiamo fatto la spesa on line oppure muniti di dispositivi e, la prima volta con tanta forza di volontà e i battiti del cuore accelerati, siamo andati al supermercato, abbiamo fatto la fila per entrare e in un luogo dove sembravano spettrali i corridoi, abbiamo scelto i singoli prodotti con l’esigenza, quasi fisica, di rientrare nel nostro guscio, da cui timidamente e con qualche timore siamo usciti oggi. 69 giorni nel corso dei quali alla paura e alla rabbia per quanto è crollato addosso a ciascuno, abbiamo anche avuto la possibilità di ingegnarci per impiegare nel migliore dei modi la quantità di tempo che ci siamo ritrovati a disposizione. Abbiamo scoperto di avere una cucina e l’abbiamo vissuta; abbiamo visto tanti bei film o serie televisive; abbiamo letto libri; abbiamo provato a sperimentare lo smart working; abbiamo sentito la mancanza delle nostre famiglie, dei nostri amici di sempre, delle nostre relazioni. 69 giorni in cui abbiamo stravolto la nostra vita, prima impauriti, poi disorientati, in seguito abituati e oggi quasi in soggezione per un inizio che non conosciamo, sempre stando attenti alla condizione epidemiologica che pare stia migliorando in modo sostanziale, ma non certo definitivo. Ricorderemo tanto. Questa volta non possiamo dimenticare, non è possibile. Ogni persona che incontreremo ha una ferita come la nostra e un’aspettativa di ripartire identica alla nostra, così forse quel senso di umanità a cui tante volte, a parole si ricorre, questa volta potrà essere più reale e tangibile del solito… almeno questa la speranza che ci deve accompagnare nei prossimi giorni!