La piscina comunale e la sentenza del Tar. I 5 stelle criticano Cassì

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“La questione riguardante la decisione del Tar che ha affidato la gestione della piscina comunale di contrada Selvaggio alla prima ditta in graduatoria, di fatto estromettendo la seconda a cui il Comune aveva affidato il servizio, non può passare sotto silenzio come vorrebbe il sindaco che, in Consiglio comunale, ha affermato, rispondendo a una mia sollecitazione, che, alla fine, disservizi per gli utenti non ce ne sono stati e quindi va bene così. E no che non va bene così perché se disservizi non ci sono stati, c’è comunque un potenziale danno economico cagionato all’ente di cui dovrà rispondere tutta la cittadinanza”.

È quanto afferma il capogruppo del Movimento Cinque Stelle al Consiglio comunale di Ragusa, Sergio Firrincieli, evidenziando che “è stato percepibile a tutti come il primo cittadino abbia scaricato la responsabilità di quanto accaduto alla parte tecnica dell’ente. Bene – continua l’esponente pentastellato – se la responsabilità è dell’ufficio o del Rup che si prendano i dovuti provvedimenti. Se, invece, è stata la politica a prendere questa decisione, quindi il sindaco o l’assessore al ramo, allora che ci si muova di conseguenza. Qualcuno, come abbiamo messo in luce, dovrà farsi carico di risarcire l’ente degli eventuali costi di rimborso dei danni economici per un’eventuale richiesta di risarcimento da parte della ditta aggiudicataria. A ogni modo, ci rifiutiamo di pensare che gli uffici coinvolti in queste vicende, guidati dagli stessi dirigenti da vent’anni o forse più, a un certo punto abbiano perso il senno lasciandosi andare a decisioni cervellotiche che poi generano diffide e ricorsi. Per questo, evidenziamo che la regia sembra essere politica e tutto ciò testimonierebbe l’incapacità dell’attuale compagine amministrativa a guidare la città”.

“Le criticità palesate con questi ricorsi che, in diversi casi, ci vedono soccombenti – continua Firrincieli – non fanno altro che evidenziare quanto diciamo noi. Per quanto ci riguarda, così come ho illustrato in aula, ci riserviamo di predisporre un’apposita segnalazione alla Corte dei conti. Ancora una volta, però, potremmo fare i conti con una certa tracotanza, con una certa supponenza che ritroviamo nelle vicende Teknè che ha diffidato l’ente per una cifra intorno ai 17 milioni di euro, in quella del parcheggio di via Salso a Randello, dove si è prima concesso e poi ritirato il permesso a costruire e in ultimo, in ordine di tempo, l’ordinanza del giudice del tribunale di Catania che ha dato ragione alla Pegaso che ha chiesto un risarcimento danni per la vicenda cimiteri. Occorre chiarire che il bando riguardante la piscina prevedeva l’affidamento esclusivamente sull’offerta economica e il capitolato tra i vari articoli riportava l’applicazione della “clausola sociale compatibilmente con le esigenze della società aggiudicataria”, ovvero se la si voleva applicare, essendoci già dei lavoratori alla piscina, poteva essere applicata, se invece, come nel caso specifico, la società aggiudicataria ha il proprio personale interno, può impiegarlo così come previsto da Anac e ribadito dal giudice. Non era quindi prevista nel bando la classica clausola sociale tipica dei contratti, ad esempio, per l’appalto del cimitero, per il servizio idrico, per la raccolta rifiuti, per le strisce blu, ecc. Motivo per cui il Tar ha accolto il ricorso della cooperativa di Comiso. Sorprende, quindi, che a capo degli uffici ritenuti responsabili dal sindaco di tale leggerezza ci sia una simile inadeguatezza e incompetenza anche nel sapere leggere il semplice bando che essi stessi hanno redatto e pubblicato. Continueremo, a questo punto, a vigilare affinché su questa, come su altre vicende, si possa fare piena chiarezza”.