
È scattato già dalla notte scorsa il fermo dei trasporti nei porti siciliani, anticipando di fatto lo sciopero inizialmente annunciato, da altre sigle sindacali, a partire dal 20 aprile. Nei principali scali dell’isola si registrano già dalla mezzanotte blocchi alle operazioni di carico e scarico merci, con un’adesione che, secondo il Comitato Trasportatori Siciliani, sfiorerebbe il 90%.
La mobilitazione, destinata a durare cinque giorni, è stata quindi avviata in anticipo rispetto al fermo nazionale, in una scelta autonoma motivata dalle condizioni specifiche del settore nell’isola i cui trasportatori, spiega il Comitato, hanno esigenze diverse rispetto agli altri.
Tra le principali criticità denunciate figurano l’aumento del costo del carburante, gli effetti delle normative europee ETS e i maggiori costi legati al trasporto marittimo, con un aggravio stimato dagli operatori in circa 400 euro per viaggio.
La protesta resterà confinata ai porti, senza blocchi stradali né presidi agli imbarchi dello Stretto, con l’obiettivo di interrompere le forniture alla grande distribuzione fino a un intervento del governo nazionale.
Sul fronte sindacale, la CNA FITA Sicilia prende le distanze dal fermo, confermando la propria non adesione e invitando a distinguere tra le diverse posizioni del settore.
“Riteniamo opportuno attendere l’esito dell’incontro del 17 aprile al Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili – si legge nella nota – per valutare eventuali iniziative unitarie e condivise”.
L’associazione chiede inoltre ai Prefetti siciliani di rafforzare i controlli per garantire la sicurezza e la continuità lavorativa delle imprese non aderenti allo sciopero.
“La libertà di impresa e di circolazione devono essere tutelate – conclude la CNA FITA – così come il diritto di chi sceglie di non scioperare”.
