
Duecentocinquanta soci, tra gli “effettivi” e i “frequentatori”. I primi sono la maggioranza: diretti discendenti del gruppo dei 28 notabili che, nel 1830, acquistò l’area dove otto anni dopo sorse il Circolo di Conversazione di Ragusa Ibla, pochi metri sotto il Duomo di San Giorgio: nel cuore del quartiere barocco ibleo.
“In quell’area – racconta il presidente del Circolo, Mimmo Arezzo, ex sindaco di Ragusa -, c’erano degli archi, residuati del terremoto del 1693. Ci vollero otto anni per completare la costruzione che voleva essere un club stile inglese”.

E proprio come club è usato ancora oggi. “Chiaramente, fino a un certo periodo, si giocava di più a carte, per esempio, oggi si organizzano magari più iniziative come concerti e presentazioni di libri ma la natura del Circolo non è cambiata. I soci sono ancora per lo più discendenti dei soci fondatori e gli stessi locali sono di proprietà del circolo. Come si diventa? Si deve essere presentati da uno dei soci, poi la candidatura deve essere vagliata dal Consiglio e poi viene votata dall’assemblea. Non ci sono requisiti specifici se non una certa credibilità della persona che viene presentata. Devo dire che a mia memoria l’assemblea non ha mai dato parere contrario ad un nuovo socio”.
Il Circolo si apre tradizionalmente all’esterno almeno una volta l’anno. Come in questo periodo, quando da tempo immemore vi si presenta la festa di San Giorgio, figura centrale nella fede e nel folklore di Ragusa, ed cui i soci sono, per ovvie ragioni, assai devoti.
