Latitanza Messina Denaro, il medico ha lavorato anche a Vittoria

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Un medico oggi in pensione (ha 85 anni) e che ha lavorato anche all’ospedale di Vittoria è al centro di nuovi approfondimenti nell’inchiesta della Procura di Palermo sulla rete di sostegno alla latitanza di Matteo Messina Denaro.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il professionista avrebbe avuto nel tempo rapporti personali e contatti ritenuti rilevanti con ambienti vicini alla famiglia del boss di Cosa nostra, in un contesto che – per l’impianto accusatorio – avrebbe potuto favorire forme di supporto durante gli anni della latitanza.

L’inchiesta punta ora a chiarire la natura e la portata di tali relazioni, che si sarebbero sviluppate nel corso di diversi decenni e che includono frequentazioni con esponenti storici del clan. Gli inquirenti ipotizzano che il medico possa aver avuto un ruolo di collegamento in dinamiche di tipo economico e logistico riconducibili alla rete di protezione del boss.

Al centro degli accertamenti anche alcuni terreni in contrada Strasatto Paratore, area limitrofa a proprietà riconducibili al cosiddetto “ranch” della famiglia Messina Denaro, che secondo gli investigatori avrebbero avuto un ruolo in attività di supporto e nella gestione di contatti riservati.

Le indagini richiamano inoltre precedenti attività investigative della Squadra Mobile di Trapani, che già in passato avevano evidenziato possibili intrecci tra ambienti mafiosi e figure professionali, con riferimento anche a ipotesi di investimenti e movimentazioni economiche in circuiti esteri.

Il medico (che secondo alcuni è anche nato a Vittoria), nel corso della sua carriera ha ricoperto incarichi di rilievo nella sanità pubblica siciliana, risulta oggi al centro di accertamenti che dovranno essere verificati nelle sedi giudiziarie competenti, nell’ambito di un’inchiesta ancora in fase di sviluppo.

Secondo gli inquirenti avrebbe agevolato lo scambio di messaggi, i “pizzini” fra il boss latitante e i familiari e potrebbe ancora nascondere, sotterrati nel suo giardino, parte del tesoro del latitante. Egli stesso aveva infatti dichiarato agli inquirenti “mi avete sequestrato tanto, ma ho avuto altre risorse con le quali vivere e certo oggi non vi vengo a dire dove sono.