
Cinque persone sono state arrestate con l’accusa di tentato omicidio, porto abusivo di armi e munizioni aggravati dal fine di agevolare il clan mafioso Cappello-Bonaccorsi. Un sesto indagato è accusato di favoreggiamento. È quanto rende noto la Procura Distrettuale della Repubblica di Catania in un comunicato diffuso al termine delle indagini coordinate dall’ufficio guidato dal procuratore Francesco Curcio.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, il provvedimento di fermo, eseguito dalla Polizia di Stato il 26 giugno scorso, nasce dalle indagini sulla violenta sparatoria avvenuta la sera dell’11 giugno nel quartiere di San Giovanni Galermo.
Intorno alle 23.49, numerose segnalazioni avevano allertato le forze dell’ordine per l’esplosione di diversi colpi d’arma da fuoco nei pressi di un chiosco. Sul posto gli agenti avevano recuperato numerosi bossoli e una pistola abbandonata vicino a un campetto di calcio.
Poco dopo, tre minorenni si erano presentati al Policlinico con ferite da arma da fuoco. Uno di loro versa ancora in gravi condizioni ed è ricoverato all’ospedale Cannizzaro.

Le indagini della Squadra Mobile, attraverso l’analisi dei sistemi di videosorveglianza, hanno consentito di ricostruire la dinamica dello scontro. Secondo la Procura, un commando composto da sei uomini con il volto coperto, in sella a tre scooter con targhe occultate, avrebbe raggiunto la piazza aprendo il fuoco contro un gruppo di giovani.
Sempre secondo gli investigatori, due ragazzi presenti sul posto avrebbero risposto agli spari impugnando a loro volta delle pistole, dando vita a un conflitto a fuoco nel quale sono rimasti feriti tre minorenni.
Negli stessi minuti una pattuglia dei Carabinieri aveva intercettato tre scooter sospetti a Gravina di Catania. Durante l’inseguimento uno dei passeggeri aveva lanciato una pistola, poi recuperata dai militari, risultata rubata.

L’uomo era stato arrestato nell’immediatezza. Gli investigatori avevano inoltre scoperto che indossava una rudimentale protezione balistica (una sorta di giubbotto antiproiettile) realizzata con libri, coperte e nastro adesivo.
Nella stessa notte era stato identificato e arrestato anche uno dei giovani rimasti feriti nello scontro, ritenuto dagli investigatori uno dei soggetti che aveva risposto al fuoco degli assalitori.
Le successive attività investigative, coordinate dalla Procura e condotte dalla Squadra Mobile, hanno permesso – secondo l’accusa – di identificare tutti i componenti del commando armato.
Gli elementi raccolti attraverso testimonianze, intercettazioni telefoniche e ambientali, analisi dei tabulati e dei filmati di videosorveglianza avrebbero inoltre consentito di accertare che all’origine della sparatoria vi sarebbe una frattura interna a due diverse componenti del clan mafioso Cappello-Bonaccorsi, per motivi ancora in corso di approfondimento.
Secondo quanto riferito dalla Procura, dopo la sparatoria gli indagati si sarebbero nascosti tra Adrano, Siracusa, Giardini Naxos e Catania con l’aiuto di un presunto favoreggiatore. Nel corso delle indagini sarebbe inoltre emerso il ruolo di un detenuto che, dal carcere, avrebbe impartito indicazioni agli affiliati, arrivando anche a progettare un sequestro di persona simulando un controllo delle forze dell’ordine.
Dopo essere rientrati a Catania, la sera del 25 giugno gli indagati si sarebbero spostati improvvisamente a Floridia, nel Siracusano.
La notte successiva la Squadra Mobile, con il supporto del Servizio Centrale Operativo, ha individuato quattro dei componenti del gruppo in una struttura ricettiva all’ingresso della cittadina aretusea. Altri due sono stati rintracciati a Catania.
Nel corso delle perquisizioni è stata inoltre sequestrata una pistola calibro 6,35 risultata rubata, trovata nell’abitazione di uno degli indagati, che è stato arrestato anche in flagranza per detenzione abusiva di arma comune da sparo. Gli investigatori hanno sequestrato inoltre uno degli scooter utilizzati durante la sparatoria e diversi telefoni cellulari.
Come precisato dalla Procura di Catania, i giudici per le indagini preliminari di Catania e Siracusa hanno convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere per i cinque componenti del presunto commando.
Diversa la posizione del sesto indagato: il fermo per favoreggiamento aggravato non è stato convalidato. Il Gip ha comunque disposto nei suoi confronti gli arresti domiciliari, ritenendo sussistenti gravi indizi per il reato di favoreggiamento semplice.
La Procura sottolinea che gli indagati sono da ritenersi presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.
