
l Kouros torna nel territorio in cui furono ritrovati, in epoche diverse, i due reperti che oggi compongono la celebre statua.
Da domenica 13 settembre sarà nuovamente esposto nelle sale del Museo archeologico regionale di Lentini, dopo le tappe che negli ultimi anni lo hanno portato tra Catania, Siracusa e persino Atene.
L’opera, risalente al primo decennio del V secolo a.C., è costituita da due elementi in pregiato marmo proveniente dall’isola greca di Paros: la cosiddetta “testa Biscari”, appartenuta alla collezione del principe Biscari e oggi al Museo civico di Castello Ursino di Catania, e il “torso di Leontinoi”, custodito al Museo archeologico regionale Paolo Orsi di Siracusa.
Due frammenti con storie differenti, accomunati però dal territorio di ritrovamento e ricongiunti soltanto in tempi recenti.
La testa sarebbe stata rinvenuta a Lentini già nel Settecento, anche se non è noto il punto esatto del ritrovamento. Il torso emerse invece dalla campagna di Leontinoi in seguito alle alluvioni del 1902. Dopo essere rimasto per qualche tempo in una fattoria, fu recuperato dal marchese di Castelluccio e acquistato nel 1904 dall’archeologo Paolo Orsi per il Museo di Siracusa.
L’ipotesi che testa e torso appartenessero alla stessa statua ha una storia lunga quasi un secolo. Già Guido Libertini, su suggerimento dello studioso Ludwig Pollak, fece realizzare un calco della testa per applicarlo al torso. Il risultato fu documentato in una fotografia pubblicata nel 1930.
Decenni dopo, nuovi studi e un’anastilosi virtuale realizzata attraverso la stampa tridimensionale rafforzarono questa possibilità.
La svolta arrivò nel 2018, quando furono avviati il restauro e le indagini archeometriche e petrografiche volute dall’archeologo Sebastiano Tusa. Le analisi condotte su micro-campioni dei due reperti accertarono la provenienza del marmo dalla cava di Lakkoi, nell’isola di Paros, indicando anche la possibilità che i due elementi fossero stati ricavati dallo stesso blocco.
Testa e torso furono così assemblati, dando vita al “Kouros ritrovato”.

Dalla riunificazione, celebrata con una mostra a Palermo nel 2018, il Kouros è stato protagonista di una vera e propria tournée. Nel 2019 è stato esposto a Catania, nel 2020 a Siracusa e tra il 2021 e il gennaio 2022 al Museo Cicladico di Atene. È poi tornato a Catania nel 2022, a Siracusa nel 2023, a Lentini nel 2024 e nuovamente a Catania nel 2025.
Adesso il ritorno a Lentini, dove la sua precedente esposizione aveva già suscitato un forte interesse tra visitatori e appassionati di archeologia.
«Bene il ritorno a casa del Kouros, un’opera profondamente legata alla storia e all’identità di Lentini», afferma l’assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana Francesco Paolo Scarpinato, sottolineando come la presenza della statua possa contribuire alla valorizzazione e all’attrattività del territorio.
Soddisfazione anche da parte di Agostino Messana, direttore del Parco archeologico di Leontinoi e Megara, che ricorda il lavoro svolto negli ultimi mesi per rendere possibile il ritorno dell’opera e il richiamo esercitato dal Kouros durante l’esposizione del 2024.
Dal 13 settembre, dunque, il Kouros entrerà nuovamente nel percorso del Museo archeologico regionale di Lentini, che conserva testimonianze della storia del territorio dalla preistoria alla fase medievale.
Le collezioni documentano, tra l’altro, le necropoli di Cava Ruccia e Sant’Eligio, i primi rapporti tra le popolazioni indigene e i coloni greci, i santuari periurbani di contrada Alaimo e Scala Portazza e il periodo legato a Federico II. Il piano superiore ospita inoltre una sezione dedicata ai rinvenimenti subacquei di contrada Castelluccio.

Per il Kouros sarà soprattutto un ritorno alle origini: dopo aver viaggiato tra musei italiani e internazionali, la statua sarà nuovamente visibile nel territorio di Leontinoi, dove oltre duemila anni fa ebbe inizio la storia dei suoi due frammenti.
