Processo agli ultras del Siracusa: ombre sullo svolgimento delle indagini

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Colpo di scena durante l’udienza del processo ai quattro ultras aretusei che al termine dell’incontro di calcio del campionato di serie D fra il Siracusa ed il Modica del 17 settembre del 2009 venivano arrestati con l’accusa di tentato omicidio per aver preso a bastonate un giovane modicano. Prima la testimonianza di quest’ultimo, Ivan Belluardo (nella foto) che con la madre si è costituito parte civile in giudizio rappresentato dall’avvocato Mario Caruso (nella foto), che oltre ad aver ricordato le gravi conseguenze fisiche patite a seguito del pestaggio subito ha raccontato di aver anche riportato indelebili e gravi danni psicologici e morali. Dopo, quella del sostituto commissario Alessandro Casiraro, intervenuto in soccorso del giovane aggredito dai quattro nel parcheggio del supermercato del Polo Commerciale “Le Liccumie”, ma che al derby non aveva neanche partecipato. Il Casiraro ha ripercorso la sequenza degli avvenimenti per i quali sono imputati Andrea Insolia, 25 anni, commerciante; Giuseppe Blundo, 28 anni; Angelo Alota, 44 anni, e Francesco Di Paola, 34 anni. Arrestati, poi ammessi ai domiciliari e, successivamente, scarcerati con l’accusa di tentato omicidio, derubricata poi dal gup nel reato meno grave di lesioni gravissime aggravate da futili motivi, sevizie e crudeltà. Alla fine della deposizione, l’agente ha accusato il responsabile del Comando di Polizia di Modica di due fatti gravissimi: di non aver inserito agli atti la sua relazione e di averlo mandato in congedo per impedirgli di approfondire le indagini. Fonti confidenziali, infatti, gli avevano riferito che il lavagista, dirimpettaio del parcheggio dov’era avvenuto il pestaggio, aveva visto il giovane lanciare un grosso sasso contro l’auto dei quattro ultras che adirati, scendevano dalla Fiat Punto bianca armati di bastone e che buttato dalla moto a terra il Belluardo, lo pestavono a sangue causandogli trauma toracico, facciale e addominale. Il Causarano, dunque, si apprestava a raccogliere la testimonianza del lavagista quando il commissario lo mandava forzatamente in ferie. Le stesse che aveva chiesto qualche giorno prima della vicenda ma che il dirigente gli aveva negato a causa della mole di lavoro da smaltire. Dopo l’ascolto dei due testi, il giudice Antongiulio Maggiore, che ha rinviato il procedimento al prossimo 25 novembre, si è riservato di sentire il lavagista all’esito del dibattimento, una volta escussi tutti i testi.