“Hanno lasciato una vita incerta per una morte certa”

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E’ stato un prete eritreo, che ha alternato copto e latino durante l’intero rito, a celebrare ieri al Cimitero di Scicli le esequie dei 13 migranti eritrei morti il 30 settembre a Sampieri. 

C’erano il sottosegretario agli Interni Manzione, il prefetto Vardè,  il questore Gammino, il sindaco Susino, i vertici delle forze dell’ordine, studenti e boy scout e soprattutto alcuni parenti delle vittime, arrivati anche dalla Norvegia o dalla Germania, dove attendevano i loro cari.

“Voi non sapete – ha detto – quale calvario vivono questi nostri fratelli: per mesi, venduti come schiavi da un mercante a un altro, attraverso il deserto, fino alla Libia. Poi attraversano il mare: lasciano una vita incerta, per trovare la morta certa a pochi metri dalla battigia”.

Il sottosegretario agli Interni Manzione ha portato il cordoglio del presidente della Repubblica e di Enrico Letta: “Oggi è il giorno del silenzio, non avrei voluto parlare. Ma da uomo di fede e delle istituzioni credo che vi sia una speranza in un mondo migliore per questi ragazzi che ci hanno lasciati. A noi il compito di garantire condizioni di vita possibili per coloro che si trovano oltre il Mediterraneo e per quanti rischiano la morte pur di sfuggire a regimi oppressivi”.

I defunti di fede musulmana verranno probabilmente seppelliti nel cimitero musulmano di Ibla.