L’ultimo “grazie” a Ciccio Provvidenza

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Erano tutti presenti ieri, tutti in prima fila, rigorosamente con le loro divise gialle e blu, i “soldati della solidarietà” con cui Francesco Provvidenza lottava ogni giorno: le associazioni di volontariato, la Protezione civile, e naturalmente l’Anffas, i suoi ragazzi e i loro genitori.

“Siamo qui per salutarlo, ma più che altro siamo qui per dirgli grazie”: il parroco della Chiesa Madre di San Giorgio, don Giovanni Stracquadanio, ieri pomeriggio ha scelto parole semplici per un uomo semplice. E attraverso le sue parole, quel “grazie” a Francesco Provvidenza – Ciccio, per tutti – hanno potuto rivolgerlo anche coloro che gli sono cresciuti accanto senza poterglielo dire, magari solo perché non sanno usare bene le parole: “i più piccoli” – secondo quel senso evangelico del termine che tante volte è tornato durante la cerimonia funebre -, a cui l’ex Presidente dell’Anffas ha dedicato ogni singolo giorno.

La morte di Provvidenza ha colto alla sprovvista: quell’uomo che sembrava una roccia se n’è andato per via di un’embolia, dopo pochi giorni di ricovero all’Ospedale Maggiore. Un addio in punta di piedi, tanto da rendere increduli quanti fino a pochi giorni prima lavoravano al suo fianco e pianificavano con lui le prossime battaglie per i diritti dei disabili, fronte dal quale Provvidenza non si distraeva mai, nemmeno per un minuto.

“Ognuno di noi potrebbe raccontare tanti episodi del suo far dono di se stesso, – ha aggiunto padre Stracquadanio -, come ad esempio del Vangelo che si fa vita di tutti i giorni. E di fronte a quest’esempio, ognuno di noi è chiamato a fare la scelta di amare gli altri, i più deboli soprattutto, senza condizioni né pregiudizi”.

Una giovane donna, a nome di tutti, ha voluto salutare Ciccio Provvidenza: “Oggi impariamo che, se si ha la fortuna di incontrare una persona che ci insegna a vivere con ottimismo e fiducia, questa persona non potrà mai lasciarci. Tu hai speso la vita per donare un sorriso a coloro che, a causa della sofferenza o della malattia, non lo avevano. Ti ricorderemo per le tue grandi risate e per i tuoi buoni consigli, ma soprattutto per la tenacia con cui lottavi”.

“Sei stato capace – ha detto invece un genitore, nel suo saluto – di coinvolgere e tenere unite tutte le famiglie che vivevano nelle stesse difficoltà. Grazie a te l’Anffas è andata avanti per tutti questi anni e prodotto risultati. In tutti i momenti in cui le cose sembravano non andare bene, per l’associazione o per qualcuno di noi, eri sempre lì a spronarci a lottare senza aver paura. Ci lasci una grande e difficile eredità”. Tutte le offerte raccolte durante il funerale di Francesco Provvidenza andranno all’Anffas di Modica.

Ad accompagnare la bara di Ciccio c’era, in prima fila, suo figlio Giovanni, da sempre cresciuto seguendo le orme del padre, da sempre presente ad ognuna delle attività a cui Provvidenza si dedicava, organizzandole in prima persona o semplicemente assicurando la propria presenza: in modo che ci si ricordasse sempre, anche nei momenti in cui la politica, le istituzioni, i cittadini comuni, avrebbero potuto rischiare di distrarsi, che il diritto di partecipare bisognava garantirlo anche a loro, ai più deboli, ai suoi protetti. E proprio a suo figlio passa ora il testimone di quelle battaglie – dal banale parcheggio riservato alla molto meno banale barriera architettonica – che Ciccio Provvidenza aveva già cominciato a vincere.