Arrivederci da tutti noi, “strepitosa” Anna Maria

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È accaduto. Alla fine è accaduto.
Per mesi, tutti quanti coloro abbiamo avuto l’onore di annoverarci tra i tuoi più cari amici, abbiamo vissuto nell’angoscia che la tua tempra, la tua inesauribile vitalità ed impareggiabile energia potessero essere sopraffatti.
Così è stato.
Abbiamo pregato, sperato che qualcosa di imprevedibile, persino di inesistente, non ancora scoperto o inventato, avesse potuto strapparti da questo crudele destino. Lo abbiamo sperato, permettici questa ultima confidenza, animati da  un grande, immenso egoismo. Eravamo pietrificati alla sola idea di separarci da te. Ci atterriva il pensiero che una persona come te non potesse più colorare le nostre giornate.
Sei stata, senza tema di smentita,  sempre amica  leale, attenta, sincera, dalla grande onestà intellettuale. Sempre e comunque, a qualsiasi prezzo. Sei sempre stata scevra di finzioni sceniche o ipocrisie di rito al punto da essere alle volte anche invisa ai più, ma, come riportato in uno dei tanti messaggi di saluto al tuo indirizzo, solo a coloro che non erano all’altezza della tua integrale schiettezza, della tua limpida sincerità della tua incrollabile lealtà.
Alcune tue parole erano come lame roventi che penetravano nell’animo e bruciavano. Altre volte stremavano ma possedevano sempre  il rarissimo pregio della forza del raziocinio e dell’amore puro insieme.  Col senno di poi, ci aiutavano ad affrontare le insidie della vita quotidiana con più determinazione e coraggio. Persino litigare con te significava aggiungere un altro mattone alle solide fondamenta della nostra amicizia. Se ne usciva sempre più rafforzati, sempre più convinti della ricchezza che, nel vivere la nostra amicizia, possedevamo.
Siamo affranti, increduli, addolorati. E lo siamo ancor di più perché nonostante le tue infinite ed estenuanti raccomandazioni, non riusciamo ad essere oggi col sorriso sulle labbra. Hai dato tante feste, l’ultima, nonostante già gli acciacchi evidenti della malattia che prendeva il sopravvento, a gennaio, per il tuo compleanno, o come amavi dire tu, per il tuo genetliaco. Anche in quella occasione, che sapevi essere l’ultima in cui saremmo stati tutti insieme in letizia, non hai mai mostrato un segno di cedimento. Eri impeccabile, elegante, radiosa, bellissima. Eri, mutuando un aggettivo a te molto caro,  strepitosa e sei riuscita nel tuo intento: vederci tutti gioiosi. Anche adesso questo momento, di estremo saluto, a cui ci hai invitati personalmente, lo avresti voluto così. Ci abbiamo provato. Ma è stata davvero una impresa difficile. Ben poca così rispetto la montagna  che hai scalato a mani nude tu. Ma non non siamo come te. Lo sai. Tu sei, come dice sempre tua madre Anna, come il “salto del Angel” le cascate più alte del mondo in Venezuela, tua terra natia.
 Nelle parole di Sant’Agostino riscopriamo oggi l’essenza viva di te.

“Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto.
Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora….. non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme.
Prega, sorridi, pensami!
Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.
Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo.
 Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace”.

Col sorriso vogliamo, dunque salutarti per l’ultima volta, rivolgendoti noi una raccomandazione. Concedicela.
Se li sù, in cielo, non troverai  dj disposti a passare musica anni 70 ed 80, risparmiali. Non ci litigare come facevi alle nostre feste costringendoli a cambiare scaletta. Ormai sei un angelo ed agli angeli non è concesso.
Un bacio da tutti noi, STREPITOSA amica. Per sempre.