“Uzeda, fate piano”. A Modica Alta bisogna dormire

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Se il rock va ascoltato al volume che serve, figurarsi il noise rock. Ma quello degli Uzeda a quanto pare non è piaciuto ai residenti di San Teodoro, che hanno fatto di tutto per mettere a tacere l’insistente batteria di Davide Oliveri. Così, poco dopo le 22.30 del 1 maggio, nel cortile del Borgo degli Artisti si sono presentati due poliziotti che, non potendo far altro in presenza di tutte le autorizzazioni, hanno interrotto il concerto e, quasi si trattasse di un party per ragazzini, pregato la band: “Divertitevi come volete, ma fate più piano. Qui c’è gente che deve dormire”. Modica Alta è un paese per vecchi, verrebbe da dire. E a confermarlo è bastata la fulminante la risposta della cantante Giovanna Cacciola: “Non abbiamo brani che suonano più piano”. Con i dovuti ringraziamenti a chi aveva fatto lo sforzo di organizzare questa preziosa tappa modicana nel contesto di un raro tour siciliano, la storica band catanese ha salutato il pubblico con un ultimo brano e chiuso il concerto, che per fortuna era stato già lungo, intenso ed entusiasmante per i fan e gli appassionati del genere. Introdotti dai sorprendenti Tapso II, una vera rivelazione per l’esito di una convincente sperimentazione fondata sul fortunato incontro della chitarra di Stefano Garaffa Botta e la batteria di Giancarlo Mirabella con l’eclettico violino di Giovanni Fiderio, gli Uzeda hanno avuto il tempo di far felice il pubblico ripercorrendo le “perle” dei loro anni d’oro. Cinquantenni con un’energia da ventenni, schietti in tutto e per tutto e sempre disarmanti per l’autentica rivoluzione che i loro modi pacati e gentili subiscono ogni volta che i quattro montano sul palco, Giovanna Cacciola, Agostino Tilotta, Raffaele Gulisano e Davide Oliveri hanno accettato di fare qui, nel cortile del Borgo degli Artisti, una cosa che raramente avevano avuto occasione di fare: raccontare la loro storia di indipendenza artistica, “interrogati” da Gianluca Runza. “La libertà ha un costo”, ha ripetuto più volte Agostino, tirando fuori con divertimento dal repertorio delle narrazioni Uzeda gli aneddoti delle tournée e degli incontri con le case discografiche, fino a quello – il più fortunato – con la Touch and Go di Chicago, che ha stampato prima l’ep “Four”, poi “Different Section Wires” e infine, nel più recente passato, “Stella”, decretando definitivamente che il posto di questa band era e resta nella cerchia, pur elitaria, del rock più d’avanguardia.
Storie di rock ad alto volume. Che per Modica Alta, a quanto pare, è stato difficile stare ad ascoltare.