L’aeroporto di Comiso è in fase di decollo. Il territorio invece…

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Immagine di repertorio

L’aeroporto di Comiso compie un anno e sta per essere ribattezzato per la quarta volta. Ma non entriamo nella polemica Magliocco/Latorre/Magliocco/Latorre. Parliamo d’altro.

Nuove tratte, turisti in arrivo e solo due milioni e mezzo di perdite. Ma pare che sia normale per un’impresa al suo start up. Quindi tutto nella normalità. Ma a volere ben analizzare, non tutto rientra nella normalità. Un argomento a caso?
I cento milioni di euro dei fondi ex Insicem, stanziati da più di cinque anni, e destinati a degli snodi di collegamento tra la 514, la ss 115 e lo scalo. Esiste il progetto esecutivo. La realizzazione? Magari fra qualche altro anno.

E siamo ancora nell’ambito delle grandi opere che, per definizione, hanno bisogno di tempi lunghi. Parliamo di cose apparentemente più semplici e più a breve scadenza. Tanto per dirne una, la segnaletica. Dunque, la costruzione dell’aeroporto è cominciata nell’ottobre del 2004. Si presume che nessuno sia stato preso alla sprovvista quando si è parlato di apertura eppure ad oggi, cioè ad un anno esatto dal primo volo inaugurale, la provincia di Ragusa, ossia i dodici comuni, non sono muniti di segnaletica che indichi esattamente la strada da percorrere per raggiungere la struttura.
Tuttavia, quasi ironicamente, basterebbe percorrere la strada che congiunge le frazioni balneari di Casuzze, Punta di Mola, Marina di Ragusa (ex sp 8), per notare delle belle frecce che indicano la strada per Siracusa e, niente di meno, per Trapani. Insomma, i cartelli che dovrebbero indicare il percorso da seguire per arrivare all’aeroporto si contano forse sulle punta delle dita. E siamo sempre nell’ambito di piccole misure, tuttavia fondamentali.

Ma c’è dell’altro. Da anni si parla dell’aeroporto di Comiso, come volano di economia, occupazione e sviluppo del territorio. Togliendo però quei comuni che già erano battuti da migliaia di turisti, nel resto del nostro territorio l’industria del turismo stenta a “decollare”. Manca l’offerta turistica, manca la pubblicizzazione delle attrattività, manca un’organizzazione da parte di tutto il comparto produttivo che va dai normali esercenti, ai ristoratori, ai tour operators che operano nel territorio ibleo. Manca insomma una “messa in rete”, frutto di una progettualità collettiva. È altrettanto difficile stabilire quale dovrebbe essere la cabina di regia, se pubblica o privata, fatto sta che non si trova il punto di inizio.

Per certi versi, si potrebbe dire che anche le categorie citate, non si sarebbero dovute fare prendere alla sprovvista in merito all’apertura della struttura aeroportuale, innescando per tempo un circolo virtuoso di sinergie.
Oggi però, chi atterra nella provincia di Ragusa e volesse impiegare qualche ora ad esempio a Comiso e magari di domenica, rischierebbe di trovare tutto chiuso, negozi compresi (tranne i locali di ristorazione), e non potrebbe visitare le numerose bellezze di cui invece è ben fornita la città.
Tutto regolare quindi? No. Ma si spera che il territorio faccia propria, quanto prima, l’idea di sviluppo.