Liberi Consorzi, Torchi: “Quanto snobismo verso chi non la pensa allo stesso modo”

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“Nessuno meno di me può essere tacciato di non aver lavorato per l’egemonia di Modica. Ma l’attuale percorso sconta il peccato originale di essere stato impostato come una guerra di religione, dalle conseguenze che vedo ormai insanabili”. L’ex sindaco di Modica Piero Torchi prende parte al dibattito sui Liberi consorzi muovendo dalla considerazione che “l’unione tra i territori non può essere affidata a un semplice fatto burocratico, ma dev’essere quasi uno stato dell’anima: stanno insieme solo territori che sentono il bisogno, la necessità, l’opportunità di sceglierlo. E affinché ciò avvenga è necessaria innanzitutto la massima unità all’interno di ogni singola città”. “Ma è anche necessario” aggiunge ancora Torchi “fornire adeguate motivazioni per cui territori da sempre alternativi dovrebbero accettare di seguire un percorso nuovo e condiviso: non vedo infatti, in altri Comuni, non solo alcun entusiasmo ma nemmeno alcun interesse rispetto a questo dibattito”.

D’altro canto, però, a Modica il dibattito sembra molto sentito. Qual è la sua percezione delle aspettative dei modicani?
È chiaro che 99 modicani su 100 preferirebbero probabilmente guidare la nascita di un nuovo Consorzio. È più o meno come chiedere loro se preferirebbero una giornata di sole o una uggiosa. Tuttavia per ottenere ciò che si vorrebbe bisogna lavorare: in questo caso creando le condizioni affinché Modica possa aspirare legittimamente a un ruolo centrale. Ma ciò che ho sempre pensato è che la centralità di una città non sia data da una targhetta, quanto piuttosto dalla qualità della classe dirigente che esprime. E su questo non solo questa città, ma tutta la provincia oggi si dovrebbe interrogare. Perciò la mia preoccupazione è che questa vicenda possa concludersi senza alcun fatto novativo e che a quel punto Modica non sia nemmeno più la seconda ma solo una delle tante città del nuovo consorzio ragusano.

Ma in questa battaglia non permangono troppe tentazioni di rivalsa, affinché possa essere condotta credibilmente?
Lo spirito di rivalsa è proprio dei frustrati. Per questo penso che ogni progetto debba essere impostato sulla base di idee innovative, non nel ricordo di ciò che è stato o peggio nel rimpianto di ciò che poteva essere. Nella storia recente, non dimentichiamolo, c’è stato un momento in cui Modica è stata centrale rispetto al territorio, a prescindere dal fatto di non esserne il capoluogo.

Si riferisce anche all’esperienza del distretto del Sudest
Siamo stati i fondatori di quel distretto e il sindaco di Modica ne è stato il primo presidente. Oggi non siamo nemmeno nel cda, anzi mi risulta che Modica si sia isolata rispetto a questa realtà. Ecco, questo isolamento, se fino a qualche anno fa era un rischio, oggi vedo che si è già concretizzato.

Ma se questa novità legislativa fosse intervenuta durante la sua sindacatura, quali scelte pensa che avrebbe compiuto?
Avrei prima elaborato un progetto di sviluppo, lo avrei sottoposto alla mia città convocandone gli stati generali e solo dopo avrei iniziato a portarlo all’attenzione degli altri Comuni, a cominciare da quelli più vicini, quelli del comprensorio a cui Modica è legata anche amministrativamente, per esempio nel caso della sanità e fino a poco tempo fa del Tribunale. A quel punto avrei cercato un nucleo rappresentativo e promotore di questo progetto capace di presentarlo autorevolmente agli altri Comuni, al fine di aggregare quante più realtà contigue possibili, portando come prima credenziale proprio il distretto del Sudest. Ma per fare tutto questo bisogna avere grande rispetto innanzitutto delle altre forze presenti nella propria città, di tutto il Consiglio, della maggioranza e dell’opposizione. Quello che noto è invece un insopportabile snobismo verso chi non la pensa allo stesso modo. È una situazione che mi preoccupa a maggior ragione perché l’attuale sindaco è stato eletto nei fatti solo da un quarto della cittadinanza e quindi dovrebbe avere almeno il buon gusto di ascoltare: proprio la capacità di ascolto è sempre stata motivo di autorevolezza per chi ha guidato questa città, da Ruta a Buscema passando per me.

Insomma, secondo lei come finirà questa vicenda dei consorzi?
Temo che finirà per produrre una spaccatura verticale sia all’interno della città, sia all’interno del fronte dei sindaci che oggi più che mai dovrebbe restare unito. Temo anche che il risultato sarà condizionato dall’aver trasformato questa materia in oggetto di dibattito elettorale, anziché della Politica con la P maiuscola. Questa politica sembra morta e si fa strada la tentazione del pensiero unico, che cozza con la storia di una città dove la pluralità e l’alternanza sono stati sempre valori assoluti.