Matrimoni gay: si sposa un modicano. È la prima volta

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Michele e Maurizio (a destra) sposi a Porto, in Portogallo

“La diversità non è nel cuore di chi ama, ma nella mente di chi vive solo in bianco e nero”. Con questo sigillo è stato celebrato ieri il primo matrimonio gay che vede protagonista un modicano: Maurizio Sammito, quadro direttivo in un importante istituto di credito, ha sposato a Porto il suo compagno Michele, medico, con cui convive già da 18 anni in provincia di Treviso.

Una folta delegazione di modicani partirà tra pochi giorni per il Veneto per partecipare al pranzo di nozze, dopo l’emozionante cerimonia celebrata che i due sono stati – per ovvi motivi – costretti a celebrare all’estero. Una cerimonia che per Maurizio Sammito rappresenta non solo un riscatto ma senza dubbio una grande testimonianza. “Spero che questa scelta, condivisa pubblicamente”, spiega “possa essere utile a tanti giovani (e non) che nel contesto della mia città o del mio territorio, si sentono ancora in difficoltà. Conosco il mondo omosessuale modicano e so che ci sono ancora molta ritrosia e molta ipocrisia: spesso anche nel contesto familiare ci sono segnali tutt’altro che accondiscendenti se non addirittura omofobi”.

E Maurizio parla avendo alle spalle la dolorosa esperienza di chi con la propria famiglia ha dovuto combattere: “Molti giovani oggi vanno via da qui anche per questo. Mia madre stessa ha fatto molta fatica ad accettare la mia omosessualità e io ho passato molti anni chiedendomi chi mai avrebbe potuto accettarmi se nemmeno mia madre era in grado di farlo. Basterà dire che una delle mie sorelle si è rifiutata di invitare il mio compagno al suo matrimonio, e allora non sono andato neanche io. Ora lei, ovviamente, non sarà presente al mio”.

Passare dalla repressione di se stessi all’assoluta mancanza di reticenza, come nel caso di Maurizio, è un risultato che si ottiene solo dopo aver attraversato un lungo percorso a ostacoli: “Sin dall’adolescenza”, ricorda “e fino ai 25 anni passati, ho vissuto in malo modo la scoperta della mia omosessualità. Ciò principalmente a causa dei silenzi, dell’impossibilità di trovare un confronto e un conforto. Anche dopo essere andato via non è stato facile: basti pensare che imponevo a quello che allora era il mio compagno di andar via dalla mia casa quando veniva a trovarmi mia madre e così facendo probabilmente ho logorato il nostro rapporto. Questo ha contribuito ad aprirmi gli occhi sul fatto che questa è la mia vita e che non avrei dovuto permettere a nessuno di distruggerla in questo modo. Poi è arrivato Michele, che ha vissuto la sua condizione molto più serenamente e con il tempo mi ha insegnato la tranquillità e la forza necessarie a trovare il mio equilibrio”.

Di questo matrimonio, Maurizio e Michele parlano sin da quando si sono conosciuti: “È successo 18 anni fa, in discoteca” ricorda Maurizio. “Abbiamo parlato tutta la notte, nonostante lui il giorno dopo avesse la guardia in Ospedale. Sin dall’inizio scherzavamo chiedendoci a vicenda di sposarci, quando ancora in Europa nemmeno si parlava della possibilità dei matrimoni omosessuali. Ora è da un paio d’anni che cerchiamo di pianificarlo e finalmente ci siamo riusciti”.

E anche in questo caso è emerso il carattere di Maurizio che, da mite quale si presenta, può diventare oltremodo determinato di fronte a qualunque ingiustizia: “L’istituto di credito per cui lavoro”, spiega “non ha voluto concedermi il congedo matrimoniale. Avrei potuto compilare un modulo di richiesta e solo dopo presentare il certificato matrimoniale, ma io vorrei una vittoria lineare e che mi venisse riconosciuto quello che considero un diritto: cosa per la quale mi sto battendo anche con l’aiuto del mio sindacato, con il sostegno delle normative europee e di rilevanti precedenti”.

E tra non molto Maurizio e il suo “sposo” saranno a Modica, per riposarsi e festeggiare, nella casa che hanno sistemato a Frigintini : “Anche se da giovane avevo maturato un rifiuto per la mia città” conferma Maurizio “con gli anni è riemerso il legame con i luoghi che adoro. Penso che quando non avremo più da lavorare passeremo gran parte del tempo qui e tutto il resto… viaggiando!”.

[Fonte: La Sicilia]