Altri 290 migranti a Pozzallo. I sindaci iblei: “Non ce la facciamo più”

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Sono arrivati poco dopo le 17.00, caricati da una petroliera danese, altri 290 migranti al Porto di Pozzallo. Si tratta di migranti di varie nazionalità subsahariane, tra cui ci sono 58 donne e 28 minori, tutti in buone condizioni di salute.

Al momento sono stati trasferiti al Cpa di Pozzallo, dove si calcola che nei primi sei mesi del 2014 siano già stati ospitati più del doppio dei migranti in transito in tutto il 2013 (per la precisione 9mila migranti sono stati in soli cinque mesi).

Numeri allarmanti, che non fanno altro che confermare le difficoltà del territorio a gestire questa situazione, tanto che oggi i sindaci dei dodici comuni iblei hanno scritto al Governo nazionale ed in particolare al Ministro dell’Interno Angelino Alfano, che sarà in visita in provincia lunedì prossimo.

Questo è il testo dell’appello:

Siamo ormai al collasso: Nonostante la storica e consolidata cultura dell’accoglienza che ha reso negli anni il nostro territorio un modello, non siamo più in grado di reggere, completamente da soli, il peso di un’emergenza senza precedenti. I report quotidiani della Protezione Civile sul fronte sbarchi, come l’ultimo emesso ieri  non hanno bisogno di ulteriori commenti.

È una situazione disarmante, per risolvere la quale, come già affermato di recente, alla luce dell’attuale situazione, non basta nemmeno la semplice dichiarazione formale dello stato d’emergenza. Sono infatti immediatamente necessari mezzi, uomini e soprattutto risorse economiche. È arrivato il momento che l’Unione Europea, di cui il nostro territorio rappresenta la frontiera più esposta, torni a ricordarsi dell’area iblea, aiutandola a sostenere il peso dell’emergenza.

La visita del Ministro dell’Interno dovrà quindi rappresentare una preziosa occasione per conoscere, in presa diretta, le difficoltà quotidiane affrontate dai comuni iblei, determinando, altresì, soluzioni immediate ed efficaci rispetto ad un tema che, giorno dopo giorno, diventa sempre più delicato e difficilmente sostenibile.