Mondiali 2014: ecco perché la Germania ha vinto

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La vittoria della Germania contro l’Argentina è entrata nella storia.
Non perché è la prima europea a vincere in Sud America, non perché il Mannschaft ci ha raggiunti a quota 4 successi ma essenzialmente per un motivo: la rete di Goetze a Romero (una delle 15 più belle, secondo la FIFA) ha consegnato il primo mondiale alla Germania unita.

Per la prima volta tutti i tedeschi si sentono Campioni del Mondo. Era stata un’altra Germania – Argentina nelle notti magiche di Italia ’90 a regalare l’ultimo titolo ai tedeschi dell’ovest. Il rigore di Andy Brehme arrivò tra la caduta del muro, nel novembre del 1989, e la riunificazione politica, ottobre 1990.
Il Kaiser Beckenbauer, grande giocatore ed allenatore non altrettanto indovino, sentenziò il giorno dopo il successo: “Siamo già forti, con l’arrivo dei tedeschi dell’est saremo imbattibili per i prossimi 20 anni”.
Di anni ne sono passati invece 24, gli stessi che hanno dovuto attendere Brasile e Italia per centrare la quaterna. Ricorsi storici a parte, la Germania di Loew ha strameritato il titolo.

Dall’inizio è sembrata la squadra più quadrata, più fisica, con più qualità in ogni reparto, con meno punti deboli. E mentre noi italiani adottavamo con un tempismo straordinario il tiki taka, la cui scomparsa è stata certificata dal disastro spagnolo, gli altri sono arrivati in fondo con il calcio all’italiana, difesa attenta, linee strette e ripartenze. Poco spettacolo ma tanta sostanza. E di sostanza la Germania, anche nel calcio, ne ha da vendere.

Manuel Neuer, miglior portiere del Mondiale, ne è l’emblema. Faccia da ragazzo che vorresti portasse fuori a cena tua figlia, fisico spaventoso, è lui il nuovo muro della Germania che non divide ma unisce. Lontani i tempi in cui, passando dallo Schalke al Bayern, gli era stato vietato dai suoi nuovi tifosi di venire sotto la curva a salutarli a fine gara. Ci scommettiamo che da oggi molti bambini tedeschi e non vorranno essere comprati dai papà i guantoni per diventare portieri.

Sulla destra in difesa troviamo Philip Lahm, il capitano di mille battaglie, l’uomo buono per ogni stagione. Un Javier Zanetti teutonico, capace di giocare a destra e a sinistra ma anche da centrocampista centrale. Il giocatore che ogni allenatore vorrebbe.
Suo dirimpettaio è Benedikt Howedes, terzino sinistro in forza allo Schalke. Nel solco di Breitner e Brehme, Howedes ha interpretato il ruolo con disciplina e potenza fisica. Non essersi trovato di fronte Di Maria lo ha certo aiutato anche se dalle sue parti ha stazionato quasi stabilmente per tutti i 120 minuti un certo Messi.
Mats Hummels, un nome che da solo basta a mettere paura agli avversari, è uno dei due centrali nella difesa a 4 di Loew. Un metro e 92, in forza al Borussia, è stato paragonato agli inizi della sua carriera nientemeno che a Beckenbauer. Non ha sicuramente la stessa classe del Kaiser ma passare dalle sue parti non è impresa semplice. Hummels ha annullato Higuain, l’unica volta che l’ha perso ci ha pensato il Pipita a graziarlo, ed è stato uno dei protagonisti del quarto titolo mondiale grazie al colpo di testa che ha steso i Galletti francesi nei quarti di finale.

Suo compagno di reparto è Jerome Boateng, fratello di Prince. E oggi sarebbe troppo facile capire chi tra i due fratelli Boateng abbia fatto la scelta più giusta quando gli è stato chiesto quale maglia avrebbero voluto indossare tra il Ghana e la Germania. Kevin Prince è stato cacciato dal ritiro africano alla vigilia dell’ultima partita del girone, Jerome è stato abbracciato dalla Merkel con la coppa in mano. Ora, è vero che magari ad abbracciare Kevin Prince ieri c’era Melissa Satta, ma per una notte, e solo per una notte, l’abbraccio più bello è stato senza dubbio quello della cancelliera.
Passiamo a centrocampo dove troviamo Toni Kroos, una delle sorprese di questo Mondiale. Primo e unico campione del mondo nato nella Germania dell’est, Kroos ha realizzato due reti contro il Brasile, servendo ben quattro assist vincenti. Se è vero che il Real Madrid lo ha comprato prima del mondiale a 25 milioni di euro, quello della Casa Blanca sarà stato un grandissimo affare visto che le sue quotazioni sono cresciute a dismisura. Si mangeranno le mani in Baviera.

Dove però si tengono stretti Bastian Schweinsteiger, simbolo teutonico per eccellenza, faccia da manifesto pubblicitario per invitare il popolo a consumare solo prodotti tedeschi. È una fortuna per il fussball che non abbia proseguito con lo sci alpino, dove aveva già conquistato diversi trofei in slalom. Sempre fedele ai colori del Bayern, club con il quale ha vinto tutto in quasi 500 partite, Schweinsteiger è stato uno dei migliori nella finale con l’Argentina. Il primo a ringhiare sulle caviglie di Messi ma anche il più tartassato dagli avversari. Finisce la gara con il volto insanguinato per un gomito alto di Perez, un’immagine che lo rende ancora più simile agli eroi della mitologia nordica. Gli è mancato solo il martello.

Quando André Schurrle è entrato dopo 20 minuti per Kramer che a sua volta aveva preso il posto di Khedira infortunatosi nel riscaldamento, sbagliando un gol non impossibile, tutti hanno pensato che su quel ruolo era calata una maledizione. E così è sembrato per tutta la partita fino al 113° quando dal suo piede è partito il cross morbido per Goetze che ha siglato il gol partita. Il pupillo di Mourinho chiude il mondiale con tre reti, una decisiva con l’Algeria, e l’assist di ieri. Non male per uno che doveva essere una semplice riserva. Con lui, dietro Klose, Mesut Ozil e Thomas Muller. Il turco non ha praticamente mai inciso sul Mondiale. Deludente anche ieri. Quando tutti i compagni si esaltavano lui gironzolava per il campo con quella faccia un po’ così che sembrava chiedersi: cosa ci faccio qua? Si ritrova però Campione.

Chi invece si può cucire con orgoglio sul petto la quarta stella è Thomas Muller. Un nome che più “made in Germany” non si può, un po’ come il nostro Giuseppe Rossi che però è rimasto a casa, che con 5 gol ha anche sfiorato il titolo di capocannoniere già vinto 4 anni fa in Sud Africa. Proprio durante una conferenza stampa del Mondiale africano, Muller era stato umiliato pubblicamente da Maradona che, ancor prima di iniziare, si alzò abbandonando la sala perché era inconcepibile che accanto a lui ci fosse un raccattapalle e non un vero calciatore a parlare con la stampa. Inutile chiedersi a chi avrà dedicato il successo di ieri contro l’Argentina. Conclude l’undici Miroslaw Klose. L’attaccante laziale ha segnato ancora, come fa da una vita, e a 36 anni è diventato il miglior marcatore di sempre nei mondiali superando il Fenomeno. Ha lasciato ufficialmente la nazionale in un modo che neanche il miglior sceneggiatore di Hollywood avrebbe potuto immaginare.

Menzioni a parte per Mario Goetze e Joachim Loew. Il talento scuola Borussia ha segnato un gol alla Messi proprio contro Messi. È il gol più importante della sua ancor breve carriera, lui è il simbolo del vivaio tedesco che non smette di sfornare campioni. Commovente la dedica all’amico Reus infortunatosi nell’ultima amichevole pre-mondiale.

Ed infine il tecnico, il vero artefice di questo capolavoro. Non aveva Ronaldo o Messi, Neymar o James Rodriguez ma ha tirato il meglio dal materiale a disposizione, come solo un tedesco sa fare. Nella Germania non ci sono campionissimi ma grande equilibrio e senso tattico. Tanto basta per diventare Campioni del Mondo.