Perché il Pronto soccorso di Modica è il peggiore della provincia

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Dall’ospedale Maggiore di Modica, le dichiarazioni del sindaco Ignazio Abbate sulla preoccupante situazione del Pronto soccorso non vuole commentarle nessuno: né il direttore sanitario Piero Bonomo, né il primario Roberto Ammatuna, vincolati all’obbligo di non rilasciare dichiarazioni senza la preventiva autorizzazione da parte dell’azienda sanitaria. La questione se la dovranno vedere, insomma, direttamente il sindaco e il manager dell’Asp Maurizio Aricò, a cui è rivolto, oltre che ai vertici regionali dell’Assessorato alla Sanità, l’appello a considerare la questione prioritaria, non solo a parole ma con i fatti. Che questo sia il peggior Pronto Soccorso della provincia, in termini di ubicazione e situazione logistica, pur essendo il Maggiore tra gli ospedali più affollati, è un problema di cui si discute da anni e anni senza che nulla di nuovo accada mai per risolverlo: è passato più di un anno e mezzo da quando l’allora commissario dell’Asp 7 Angelo Aliquò promise un’accelerazione sull’iter del progetto, già esecutivo, per il trasferimento del pronto soccorso in locali più idonei. Nel frattempo ogni tanto si verificano delle emergenze, com’è successo in queste settimane di agosto, ed ecco che il sindaco si arrabbia e promette battaglia.
Aricò aveva già riconosciuto apertamente, tra le prime cose dette al momento del suo insediamento, le criticità dei Pronto soccorsi della provincia. E nelle scorse settimane ha anche avuto modo di incontrare tutti i dirigenti delle unità operative, che gli hanno fatto presenti tutte le difficoltà logistiche in cui si trovano a operare. Difficoltà in cui, nel caso di Modica, può rendersi conto chiunque abbia la sventura di recarsi qui da paziente, parente o amico, e deve rassegnarsi ad attendere ore: attese che non si verificano solo nei casi di codici “bianchi”, ovvero quelli meno gravi, ma anche nel caso in cui un paziente grave venga visitato dal medico di Pronto Soccorso e abbia poi bisogno di altri esami. Data anche la cronica carenza di posti letto, infatti, al medico di Pronto soccorso non è dato attivare le procedure di ricovero appena fatta la diagnosi, ma deve prima occuparsi direttamente di chiedere tutte le consulenze mediche di cui il caso di quel paziente ha bisogno, mandando i suoi ausiliari a destra e a manca, per le analisi del sangue, le radiografie, le Tac e quant’altro. Il carico a cui è sottoposto il Pronto Soccorso, con una sala d’attesa angustissima e tutti i pazienti già visitati e in attesa dei risultati degli esami costretti ad attendere su barelle o sedie a rotelle spesso nel bel mezzo del corridoio, è quindi chiaramente troppo per essere sostenibile. È auspicabile che, anche alla luce delle dirette segnalazioni dei medici, si attivino direttamente dalla direzione generale dell’Asp gli opportuni protocolli per snellire il lavoro del Pronto soccorso, rispetto a quello attuale.

 

[Fonte: La Sicilia]