Ragusa-Catania: la strada impossibile

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“Pronti alla firma”. Si era detto qualche anno fa al termine di una delle tante missioni romane nella sede dell’Anas. La firma della convenzione era data per imminente e, addirittura, si ipotizzava l’inizio dei lavori per il 2012. Anche il 2014 ci sta lasciando, ma del raddoppio della S.S. 514 Ragusa-Catania non c’è alcuna certezza.

La convenzione con l’aggiudicatario del project financing deve essere ancora firmata e poi bisognerà aspettare la solita trafila delle autorizzazioni, un altro passaggio al Cipe prima di poter sperare nell’apertura dei cantieri. Una data che si può ipotizzare? Facendo il raffronto col passato: probabilmente il 2016. A voler essere pessimisti il 2017.

Ma il problema, in questo momento, non è la data d’inizio dei lavori ma avere risposte certe sulla firma della convenzione.
E anche qui il “balletto” delle notizie ha tenuto banco per quasi un anno: complice quella “sfinge” del capo della struttura di vigilanza sulle concessioni autostradali del ministero delle Infrastrutture Mauro Coletta, che agli “uomini di buona volontà” del comitato ristretto che segue l’iter della Ragusa-Catania ha dato sempre speranze e nuove date.
C’era ancora Franco Antoci alla presidenza del comitato quando nella sede dell’Anas davanti al dirigente Settimio Nucci e ai rappresentanti del concessionario si era deciso di firmare la convenzione addirittura a Ragusa. Sono passati più di due anni e il balletto delle date ancora prosegue. Allora sorge legittima la domanda: ma c’è ancora interesse per realizzare quest’opera oppure il concessionario ha cambiato idea, considerato l’aumento del costo del denaro, la difficoltà di avere finanziato il progetto dalla banche? Insomma, il progetto ha perso “appeal”?

Una risposta certa può darla solo il concessionario che finora ha smentito qualsiasi calo d’interesse ma che sicuramente ha temporeggiato e i ritardi incredibili della burocrazia hanno agevolato la (sua) riflessione.

Sfido chiunque a pensare che delle imprese che hanno investito dei soldi per quanto concerne gli studi sulla fattibilità dell’opera e sulla progettazione non abbiano fatto alcuna pressione sulla struttura diretta da Coletta per accelerare l’iter. Chi ha in mano un progetto cantierabile fa di tutto per realizzare l’opera, non perde altro tempo, non “specula” sulla tempistica della burocrazia, a meno che non ha messo in dubbio il progetto stesso. È questo lo snodo di tutta la questione.
Situazioni che non aiutano a definire il cronoprogramma di un’infrastruttura che col passar dei giorni sembra sempre di più allontanarsi. Si aspettava il decreto ‘SbloccaItalia’ per qualche buona novella ma nessuna novità è emersa per quest’opera.

Una situazione che appare sempre più kafkiana e rende la Ragusa-Catania una strada sempre più impossibile. E nonostante gli sforzi degli ‘stoici’ componenti del comitato ristretto Iano Gurrieri, Roberto Sica e Salvo Ingallinera appare sempre più una vicenda pirandelliana che avrebbe bisogno invece di tanta chiarezza. Di fronte a questi mortificanti scenari si rende necessario rilanciare la questione, anche sul piano mediatico, perché i telefoni di Roma e Palermo non rispondono più. Ed è più grave che il problema non sia al primo posto nella rubrica della classe politica locale.

Al di là delle iniziative singole, delle interrogazioni dei singoli parlamentari manca la sinergia istituzionale e politica che faticosamente si era trovata anni fa per avere un’interlocuzione col governo centrale. Una classe politica che non riesce ad avere un appuntamento col ministro Lupi per avere risposte e date certe sulla firma della convenzione, esercita il suo ruolo? Oppure è relegata ad un mero ruolo di rappresentanza? In assenza di risposte, si torni a quella “colonna indignata” di qualche anno fa che a passo di lumaca coprì il tragitto da Ragusa a Catania.
Senza interlocuzione politica, non resta che l’iniziativa popolare. Guai a perdere altro tempo.