Ma il busto bronzeo di Salvatore Quasimodo, a Modica, che fine ha fatto?

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La figura di Salvatore Quasimodo non smette di riservare sorprese per Modica e l’ultima in ordine di tempo riguarda la presunta sparizione di un busto in bronzo che lo raffigura, che pare sia attribuibile allo scultore Francesco Messina (e risalente, quindi, alla fine degli anni ’30).

A lanciare pubblicamente l’allarme, chiedendo spiegazioni, paradossalmente sono due avolesi appassionati della storia del poeta di origini modicane: l’onorevole Nicola Bono (nato a Modica, residente ad Avola, deputato in quota AN e già presidente della Provincia di Siracusa) e Alessandro Buscemi, amico personale di Alessandro Quasimodo, che si è sempre interessato al destino dell’archivio Quasimodo, che nel 2011 trovò finalmente la sua collocazione permanente a Palazzo della Cultura.
“Sin da allora”, spiega Buscemi “ci siamo chiesti perché non venisse esposto anche il busto di Quasimodo, che la famiglia sapeva essere in possesso del Comune di Modica, in quanto acquistato per una somma di circa 20 milioni nei primi anni ’90. Dalle informazioni in nostro possesso il busto bronzeo del poeta Salvatore Quasimodo è stato un tempo esposto all’interno del Palazzo Polara e poi nella stanza del sindaco di Modica. Dal mese di luglio del 2013″ aggiunge “tentiamo di avere risposte dall’Amministrazione, ma senza esito. Per questo ho chiesto l’aiuto di alcuni amici modicani e non, allo scopo di fare luce su questa spiacevole situazione”.

Da qui, una lettera aperta firmata da Buscemi e dall’onorevole Bono e indirizzata al sindaco di Modica Ignazio Abbate: “Appare singolare e per certi versi inquietante – hanno scritto – che da varie fonti dell’Amministrazione si sia affermato di non essere a conoscenza dell’esistenza dell’opera d’arte, ovvero di non sapere il luogo di conservazione da parte del Comune e comunque di non avere il tempo per cercare la delibera utile a ripercorrere l’iter burocratico relativo al busto bronzeo, e poter fare luce sugli affidatari della stessa, e quindi risalire ai luoghi di conservazione. Non sfuggirà infatti alla Sua sensibilità” scrivono i due al sindaco Abbate “’importanza di rassicurare l’opinione pubblica in merito alle dicerie, sempre più insistenti, della possibile sottrazione dell’importante manufatto, per la quale non risulterebbe stata neanche presentata alcuna denuncia all’autorità giudiziaria”.

Bono e Buscemi chiedono anche al sindaco Abbate di darsi da fare “per fare luce sulla mancata esposizione di una parte dei pannelli collocati nella stanza della poesia”.