Indifeso, incustodito, mai funzionante: il caso del museo italo ungherese di Vittoria

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Il museo è allestito in un capannone restaurato all’interno del sito dove si trovava un campo di concentramento nel quale erano prigionieri molti soldati ungheresi durante la I Guerra Mondiale. Realizzato in collaborazione con il governo ungherese, il museo è dedicato a temi bellici, per educare le nuove generazioni al rifiuto di ogni guerra e alla cultura della pace e della tolleranza. Possono accedervi visitatori singoli, gruppi e scolaresche con ingresso libero e gratuito dal lunedì al sabato dalle 09.00 alle 13.00“.

Ecco quello che potete leggere, se visitate il sito del comune di Vittoria, nella pagina dedicata al museo italo ungherese di via Garibaldi. Peccato, però, che non corrisponda al vero, perché il museo è chiuso da tempo immemore e versa in uno stato di abbandono praticamente totale.
Volendo fare una piccolissima cronologia, nel novembre 2013 dall’Amministrazione comunale parte un appello alle associazioni del territorio affinché si facciano avanti per averlo in affidamento. L’ente pubblico, infatti, non ce la fa a gestirlo da solo, quindi provvederà a sistemarlo e poi lo darà in custodia a chi dimostrerà di avere le carte in regola e la volontà di valorizzarlo.
All’appello risponde Carmelo Comisi, presidente di Movis. “Il nostro sogno era di farne un museo della guerra con annessa la sala conferenze”, ha affermato. “Ma ci sono stati prospettati troppi doveri e troppe responsabilità. Avremmo dovuto occuparci noi anche dell’associazione dei beni custoditi e parliamo di una struttura che non ha neanche l’impianto di videosorveglianza. Insomma, non ce la siamo sentiti”.

Nel marzo 2014 la struttura viene presa di mira dai ladri, che sfondano una porta laterale, si intrufolano e portano via un paio di fucili. Le armi non sono pericolose, viene sporta regolare denuncia ai carabinieri e tutto finisce nel dimenticatoio. A seguito di ciò, il direttore, Giancarlo Frangione, appassionato di storia, che dall’ottobre 2012 aveva dato la sua disponibilità a titolo gratuito, rassegna le dimissioni. “A quel museo ho dedicato 15 anni della mia vita, ma non siamo mai riusciti ad aprirlo e a renderlo operativo come avremmo voluto, ci ha detto telefonicamente. Risultato? Il posto di direttore rimane vacante.

Arriviamo all’11 settembre scorso, giorno in cui il consigliere comunale di Azione Democratica, Francesco Aiello, pubblica un documento nel quale denuncia testualmente “Il Museo Italo-Ungherese non esiste più. Ormai chiuso da anni, nonostante gli appelli e le denunce sulle sue condizioni di insicurezza, il museo è stato depredato di tutto. Negli ultimi giorni si è consumato il delitto finale. Ora hanno lasciato solo i muri: tutto sparito“.

Tutto lascia presagire che sia stato commesso un altro furto ma, in realtà, alle forze dell’ordine non risulta nulla e quando noi, per primi, riusciamo a farci aprire le porte del museo, ci rendiamo conto che, in effetti, non vi è alcun segno di effrazione.

Certo, c’è molto da fare per recuperare e rendere fruibile la struttura e al Comune pare sia in dirittura d’arrivo un progetto di messa in sicurezza per destinare 15.000 euro alla sistemazione degli infissi e all’installazione di grate metalliche.
L’assessore all’Ambiente e vice sindaco Filippo Cavallo e il dirigente del settore tributi, Salvatore Guadagnino, hanno però annunciato che, nelle more, sono intenzionati a dare il via, da subito, ad interventi di somma urgenza finalizzati a ristabilire i livelli minimi di decoro e sicurezza. Questi interventi dovrebbero essere realizzati e completati entro settembre. Pertanto speriamo di tornare presto ad aggiornarvi con buone nuove.