Per le “schiave” dei campi iblei si muovono il Parlamento e i media romeni

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Foto tratta da L'Espresso

Dieci deputati per due interrogazioni parlamentari. Intorno alla drammatica vicenda delle donne rumene sfruttate nelle serre del territorio ibleo, portata alla luce da un’inchiesta di qualche settimana fa dal sito dell’Espresso, come ci si poteva immaginare, l’interesse è diventato nazionale.

Sempre L’Espresso racconta che alcuni esponenti di Sel (Costantino, Palazzotto, Duranti, Bordo, Ricciatti, Pannarale) si sono rivolti al ministro della Salute, a quello del Lavoro e dell’Interno, per chiedere di “intervenire affinché ogni presidio ospedaliero sia in grado di garantire la possibilità di abortire alle donne”, vittime di violenza. Mentre quattro onorevoli del Pd (Agostini, Lenzi, Pollastrini, Albanella) chiedono ai ministri competenti “quali misure ritengano di dover predisporre al fine di proteggere queste donne”.

A parte le iniziative delle associazioni territoriali, di cui Ragusah24.it ha dato conto nei giorni immediatamente successivi alla scoperta del caso (qui e qui), ecco il resoconto de L’Espresso:

Il caso è stato citato anche durante un intervento alla Camera dell’onorevole Celeste Costantino: “Si devono fare violentare come e quando pare ai [padroni] e siccome mettere un preservativo è cosa fastidiosa meglio portarle a Modica ad abortire. Tanto mica sono, come piace dire alla Lega, “le nostre donne”, sono donne rumene…”. Parole che hanno scatenato la contestazione dei deputati leghisti, placati solo dopo l’intervento del presidente dell’aula.

Intanto ieri una delegazione guidata dall’on. Erasmo Palazzotto (eletto nella circoscrizione
Sicilia 1 nelle fila di Sel, ndr)
ha incontrato il Prefetto di Ragusa Annunziato Vardè. “Davanti ad un fenomeno di tali dimensioni la risposta non può essere meramente di natura repressiva“, ha detto il deputato. “Serve un’azione più ampia che coinvolga tutti i soggetti interessati, comprese le organizzazioni dei produttori, che devono essere chiamate a fare la loro parte per porre fine a questa situazione”. Il primo risultato concreto è un tavolo permanente di confronto per stipulare un protocollo d’intesa tra le parti coinvolte.

Anche le principali testate e la televisione rumena si stanno interessando del caso, emerso grazie all’attività della cooperativa Proxima che opera sul territorio. Paradossalmente, però, quel progetto anti-tratta rischia di non essere rifinanziato. Come tutti gli altri a livello nazionale.
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