Il Tribunale di Modica: sicuro, moderno, costato 10milioni e… accorpato a Ragusa

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Normative violate? Stando alla lettera della legge, sì. Costi maggiori? Certamente sì. E il risparmio invocato dalla spending rewiew? Solo sulla carta!
C’è anche questo nella riforma degli uffici giudiziari in Italia voluta dall’ex ministra Annamaria Cancellieri. La soppressione dei cosiddetti tribunali minori (accorpati a quelli con sede nei capoluoghi di provincia) aveva lo scopo di ridurre i costi e di migliorare il sistema-giustizia. Nella maggior parte dei casi non è stato così, né in relazione al risparmio, né per il miglioramento del servizio.

Moltissimi Tribunali accorpanti si sono ritrovati, infatti, con una mole di lavoro inconsueta, magistrati incompatibili per il trasferimento nei nuovi uffici di procedimenti penali pendenti davanti ai Tribunali soppressi o davanti alle sezioni staccate, centinaia di processi a rischio prescrizione.
Per quanto riguarda i costi, invece, in molti parlano addirittura di violazioni di legge.

C’è da dire, infatti, che nel decreto sulla spending rewiew è espressamente prevista la “clausola di invariata finanziaria”: l’accorpamento di un Tribunale ad un altro non deve comportare costi in più per la collettività.
Tutto ciò è accaduto solo raramente e le violazioni della clausola di invarianza si possono riscontrare da Nord a Sud: a Bassano del Grappa come a Rossano, a Pinerolo come a Modica. A Pinerolo, ad esempio, il Tribunale è stato chiuso pochi mesi dopo la ristrutturazione del Palazzo di giustizia, costata oltre settecentomila euro. Dove sta il risparmio?

Ancora più clamoroso il caso del Tribunale di Modica, istituito nel 1361, annesso d’autorità a quello di Ragusa (data di nascita 1928). Ma non è solo una questione di storia.
Il Tribunale di Ragusa è ospitato in un immobile che presenta criticità strutturali e logistiche (segnalate dal presidente, Tamburini, e dal procuratore, Petralia, con una lettera al Ministero della Giustizia il 3 ottobre del 2013) e che, da oltre un anno, ha dovuto accogliere anche più di cento dipendenti provenienti da Modica e dalla sezione staccata di Vittoria, chiusa anch’essa, malgrado fosse ospitata in un edificio moderno e costruito a spese dello Stato.

Nel Palazzo di giustizia ragusano sono stati realizzati, con il cartongesso, ambienti-sgabuzzino e i dipendenti sono stati costretti a lavorare in spazi angusti e pericolosi: alcuni armadi prelevati a Modica sono stati sistemati anche in mezzo alle scale: ostruirebbero le vie di fuga in caso di calamità (il territorio ibleo e tutto il Val di Noto è ad alto rischio sismico).
Ci sono state denunce per verificare i parametri riguardanti la sicurezza nei posti di lavoro ma i controlli non sono stati mai effettuati.
Per ovviare a queste irregolarità (che, in caso di strutture private avrebbero portato in men che non si dica al sequestro dell’immobile), è stato necessario affittare nuovi locali e ristrutturarne altri. Fino a questo momento la spesa ammonta ad oltre un milione di euro: dove sta il risparmio? E che fine faranno gli immobili realizzati come Palazzi di giustizia e, ora, svuotati anche degli arredi e dei supporti informatici e tecnologici?

Ma c’è di più. Il Consiglio di giustizia amministrativa della Sicilia, nel febbraio scorso, accogliendo il ricorso presentato dagli avvocati del Foro modicano, ha autorizzato il funzionamento del Tribunale di Modica “senza i limiti originariamente apposti dal Ministero”.
Una sentenza, quella del Cga, che è rimasta lettera morta in quanto il presidente del Tribunale di Ragusa non l’ha mai messa in atto tanto che gli avvocati modicani sono stati costretti a presentare un nuovo ricorso – questa volta al Tar di Catania – per fare rispettare la sentenza di un organismo superiore, il Cga, appunto.

Il Tribunale amministrativo di Catania, dopo circa sei mesi, ha respinto il ricorso dei legali di Modica.

Una battaglia che si è rivelata inutile malgrado sia stata condotta nel solco della legge e, soprattutto, della logica: per difendere una istituzione senza volerne eliminare un’altra; per risparmiare sui costi che ricadono sulla collettività, come recitano le norme contenute nella spending rewiew; per mantenere un presidio di legalità nel territorio; per evitare facili strumentalizzazioni e odiosi sospetti di interessata collaborazione tra il potere giudiziario e quello politico a Ragusa; strumentalizzazioni che potrebbero essere fomentate dalle troppe dichiarazioni pubbliche univoche che hanno visto sulla stessa linea (anche a proposito di spese da affrontare per nuovi locali al servizio del Tribunale ibleo) il sindaco Piccitto e il presidente del Tribunale, Tamburini. E che dire, infine, del fascicolo aperto dalla Procura ragusana a carico di alcuni componenti del Comitato a difesa del Tribunale di Modica, interrogati dalla Digos come presunti fomentatori di manifestazioni contro l’ordine pubblico?

E la bilancia pende ancora dalla parte della logica se si parla di numeri. Il Palazzo di giustizia di Modica, infatti, è un edificio modernissimo, antisismico, inaugurato nel 2004, costato al Ministero della Giustizia dieci milioni e 200.000 euro.
L’immobile si trova a soli 15 chilometri da Ragusa, in un’area commerciale e baricentrica del territorio ibleo ed è dotato di tutte le caratteristiche necessarie per soddisfare le esigenze di utenti, dipendenti, magistrati, forze dell’ordine: si estende su un’area di 8.800 metri quadrati con un parcheggio esterno di circa settemila metri quadrati, per complessivi quattro piani, oltre ad un piano cantinato destinato ad accessi e parcheggi per magistrati e personale, accesso per i detenuti, archivi e sala controllo dei sistemi di sicurezza. Perché non utilizzarlo allo scopo per cui è stato realizzato, istituendo, ad esempio, il Tribunale unico Modica-Ragusa invece di spendere centinaia di migliaia di euro per affittare nuovi locali?

Il Comitato a difesa del Tribunale di Modica ha chiesto più volte una visita della commissione che si occupa della riforma della Giustizia e di quella degli uffici giudiziari. Anche questa richiesta è rimasta lettera morta rafforzando la convinzione che molti provvedimenti della spending rewiew siano stati adottati senza tener conto delle realtà locali (molte delle quali funzionanti) con la conseguenza di aumentare le spese e, soprattutto, i disagi per i cittadini.