Concy Roccaforte torna a casa. “Più forte di prima, lotto per guarire”

14

Tre settimane a Budapest, in una delle due cliniche Gerson esistenti al mondo. Concetta Roccaforte è tornata nella sua casa di Vittoria alla fine di novembre, con il bagaglio di conoscenze che sperava di acquisire e una fede ancora più forte nel fatto che questa sia la terapia giusta non solo per lei, ma anche per chiunque si trovi a dover lottare con un male simile al suo. La battaglia continua, ma con consapevolezze del tutto nuove e nuovi problemi ai quali trovare soluzione.

La terapia è stressante, le cose alle quali prestare attenzione sono davvero tantissime perché il fine ultimo del metodo Gerson non è la guarigione delle cellule tumorali, ma di tutto il corpo, attraverso quel processo di autoguarigione che il corpo stesso, a determinate condizioni, sa attivare.

“Sono un po’ stanca – racconta – ma il viaggio è stato molto utile, positivo e istruttivo. Per fortuna mi è stato confermato che, nelle settimane da autodidatta, non ho sbagliato in nulla. La cura, però, andava personalizzata in base alle mie esigenze, al mio trascorso e alle mie analisi. Sono anche un po’ confusa, a dire il vero, perché mi manca il tempo di fare tutto e i medici non fanno che ripetere che devo stare assolutamente a riposo. Se non mi dedico esclusivamente a me, mi hanno detto, non si attiverà il processo di autoguarigione. Devo risparmiare tutte le mie energie e utilizzarle solo per questo. Tutto è importante e confluisce nella guarigione. Può sembrare difficile da credere ma, ad esempio, le energie che spendo per fare la lavatrice, stendere i panni e lavare i piatti poi non me le trovo per guarire”.

Come si svolge una giornata in una clinica Gerson?
Ogni mattina avevamo il colloquio con i medici e un’ora di terapia (massaggi olistici, psicologia, riflessologia plantare etc.) e il pomeriggio le lezioni. Ogni lezione era incentrata su un capitolo del libro “Guarire con il Metodo Gerson”. Ci hanno insegnato che questa terapia ribalta letteralmente il nostro sistema immunitario, per far si che torni a funzionare. La nostra parte sta nell’aiutarlo con i succhi, i clisteri, gli integratori e tutto il resto. A tenere una delle lezioni è stata Beata Bishop, coautrice del libro ed ex paziente. Lei ha 91 anni adesso e ha avuto un cancro verso i 56, un melanoma aggressivo senza speranza di guarigione. Beata, ben lontana dall’dea di arrendersi, si è ricoverata nella clinica messicana (all’epoca c’era solo quella) ed è guarita.  In seguito ha fatto della diffusione del metodo Gerson nel mondo la sua missione ed è stata proprio lei ad impegnarsi per l’apertura della clinica di Budapest. Mi ha infuso molto coraggio e molta speranza, ma prima so che sono chiamata a trovare subito una soluzione a diversi problemi e non sarà facile perché ci vogliono tempo, soldi e persone.

Che genere di problemi?
Logistici e organizzativi, tanto per cominciare! Appena tornata, ad esempio, ho scoperto che  le medicine ordinate non erano ancora arrivate e lì la prima fonte di stress. Ma non solo. Dato che devo stare a riposo avrei bisogno di qualcuno disponibile ad aiutarmi in casa e a preparare succhi e medicine ogni ora. Ovviamente, però, so bene che la gente ha già i suoi impegni ma confido in Dio, lui sa di chi servirsi, quando e come. C’è tanto lavoro da fare, ma non voglio andare nel panico. Cerco di fare un passo alla volta. In fondo ne ho già fatti molti finora e all’inizio non sapevo nemmeno come farli!.

In clinica era tutto più facile?
Si, è stato fantastico non dover pensare a nient’altro che a me stessa. C’era una bacheca con dei numeri che corrispondevano al numero della camera e trovavo il mio succo pronto, spremuto al momento e già con le gocce dentro. Non dovevo pulire nulla né preparare i pasti. Se volevo rilassarmi mi bastava aprire la porta ed ero già immersa in un bosco. Era bellissimo. Non c’era lo stress di dover fare la spesa, cercare il biologico, prenotare gli integratori, calcolarne la durata, sistemare tutto.

Vedendo gli esami, i medici cos’hanno detto?
Al momento non si espongono più di tanto. Dicono che questa terapia la posso seguire e che una possibilità di guarire c’è, ma bisogna vedere se si attiverà o meno il processo di autoguarigione. Questo, però, lavora molto lentamente mentre la malattia cammina veloce. Qualche risposta in più potrò averla tra 4-6 mesi circa. Ogni persona è un caso a sé. Bisogna valutare, ad esempio, anche quanti danni hanno fatto eventuali chemio e radioterapia al midollo spinale. Meno cicli hai subito, più facile è guarire. In clinica ho incontrato diversi testimoni di guarigione, ci siamo abbracciati e abbiamo pianto insieme. Sono sempre più convinta che questa sia la strada migliore, ma ovviamente sono tanti i dettagli da tenere in considerazione e relativi anche alla qualità della vita nel territorio in cui viviamo. Comunque, anche se non dovessi guarire, (e non vedo perché non dovrei!!) non vuol dire che il metodo Gerson non può funzionare su altri 99 quindi dico a chi ci crede di non mollare mai e andare avanti. Questo è, di certo, il metodo migliore per ripristinare l’equilibrio naturale del nostro corpo”.

Per te si è attivata una campagna di solidarietà straordinaria. Si stanno promuovendo ovunque raccolte di denaro e iniziative benefiche e anche grazie a te si sta, finalmente, iniziando a parlare di cure alternative per il cancro. So che sei stata testimone di un fatto che ha quasi del miracoloso e che ti ha fatto capire quanta strada abbia fatto la tua storia…
E’ vero e ci tengo a raccontarlo perché è il mio modo di dire grazie. In clinica facevo colazione con fiocchi d’avena e uva sultanina biologica. Al mio rientro abbiamo girato tutta la provincia per acquistarla, ma nessuno ne aveva. Non sapevamo come fare e mia figlia Claudia ha messo un annuncio su Facebook. Una signora del nord Italia lo ha letto, l’ha acquistata e me l’ha spedita, ma all’indirizzo vecchio! L’abbiamo chiamata per sapere quale azienda stesse consegnando il pacco e abbiamo contattato il corriere per comunicargli l’indirizzo corretto. Ebbene, si trovava esattamente sotto casa mia! Ho ancora la pelle d’oca e mi commuovo raccontandolo, ma ho aperto la porta di casa e me lo sono trovato davanti per pura coincidenza! Come se non bastasse, pensavamo di trovare dentro il pacco solo un kg di uva sultanina, invece non finivamo più di estrarre pacchetti! Quell’angelo me ne ha spedito almeno 20 kg! Non riuscivo a credere ai miei occhi e ho pensato davvero che mi stesse piovendo dal cielo. Non è questa, forse, la grandezza di Dio?”

Concetta continuerà adesso ad essere controllata mensilmente, via web, dai medici della clinica Gerson. Intanto continua la raccolta di fondi e prodotti. Chiunque volesse contribuire può contattare la pagina Facebook Concy Rocca o può fare la sua donazione sul codice Iban  IT 25 I 0503411795 000000 123066.