Abbatte i muri dell’azienda venduta all’asta. La protesta di un imprenditore di Pozzallo

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Le pale meccaniche puntate sui muri come pistole alle tempie.
Così Corrado Giuca, imprenditore pozzallese nel settore della lavorazione della pietra, ha accolto questa mattina l’ufficiale giudiziario che era venuto per prendere in consegna le chiavi di quella che è ormai la sua ex azienda.

Un capannone di 3 mila mq dal valore stimato di 1 milione 716 mila euro venduto all’asta per 408 mila.
A dare manforte all’imprenditore centinaia di persone: amici, colleghi dell’Ascom, rappresentata dal segretario cittadino Gianluca Manenti, e militanti del Movimento dei Forconi che hanno voluto manifestare così la loro vicinanza.

Il dramma di Corrado Giuga inizia da lontano.
Da quando ottenne i finanziamenti della legge 388 del 1992 per la costruzione del capannone dove allora lavoravano 30 dipendenti. Dopo aver ricevuto le prime due tranche di pagamenti dalla regione tutto si ferma. Mancava l’ultima parte, 229 mila euro che non sono mai arrivati.

E così che 7 anni fa comincia il calvario della ditta. Il buco, dovuto al mancato arrivo dei contributi, si fa sempre più grande e si tira dentro pian piano tutta l’azienda. Da 30 i dipendenti diventano 20, poi 2 fino alla chiusura circa 5 anni fa.
Il titolare non riesce a pagare il Durc, versamenti previdenziali per circa 27 mila euro, e alcune rate del mutuo.
La banca si prende l’immobile e lo vende all’asta con un ribasso enorme, parliamo di circa l’80%.

Oggi, le lacrime di un padre di famiglia mentre la pala meccanica sfonda il muro della sua azienda, valgono più di ogni altro commento. “Mi hanno tolto la vita, dice il signor Giuca, mentre osserva le pale in azione: “ma io non gli darò mai la mia azienda. L’abbattimento del muro di oggi è un avvertimento al compratore. Se il 25 marzo, data a cui è stata rinviata ogni decisione, chi ha vinto all’asta l’immobile ne vorrà prendere possesso le ruspe non si fermeranno ai muri ma attaccheranno direttamente i pilastri”.

Intanto il rinvio, arrivato al termine di un lungo vertice al quale hanno partecipato anche i sindaci di Pozzallo e Niscemi, le forze dell’ordine ed il leader dei Forconi Mariano Ferro, è una parziale vittoria dei manifestanti: “Non starei qui a parlare di vittoria”, dice Ferro: “perché ancora una volta ha perso l’economia“.
“Quelle macerie cadute dal muro sono macerie che porteremo a Roma in una carriola per il premier Renzi. Il caso della ditta Giuca succede ogni giorno in tutta Italia, è questa l’economia che sta ripartendo? Renzi deve scegliere da che parte stare. Se con i cittadini o con Davide Serra, colui che ha finanziato la sua campagna elettorale e che si occupa proprio di aste giudiziarie. Lui ha tutto l’interesse a far accorciare i tempi del pignoramento, noi invece andiamo nella direzione opposta”.