Tra teatro e devozione, a Vittoria si rinnova la tradizione del Dramma Sacro

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Ancora una volta il piccolo miracolo del Dramma Sacro del venerdì santo a Vittoria si è compiuto. “I Parti” del regista Massimo Leggio, che ha vestito anche i panni di Nicodemo, hanno richiamato davanti alle croci di piazza Calvario, e al Cristo Crocifisso al termine della processione del mattino, migliaia di fedeli e semplici cittadini che hanno assistito ad uno spettacolo che non ha eguali. Non è solo teatro, non è solo tradizione, non è solo religione. E’ tutto questo insieme, e molto di più, al punto da essersi meritato il riconoscimento di bene immateriale della Regione Sicilia.

In questa serata, da tempo immemore, riecheggiano i versi di Alfonso Ricca, arricchiti da un prologo e da un epilogo che cambiano di anno in anno dando la possibilità al regista di lasciare la sua impronta originale. Sono i due spazi nei quali l’umanità si interroga sul rapporto con Dio, sulla vita, sui mille dubbi di ogni giorno. Quest’anno ampio spazio è stato dedicato al tema del rapporto con la tecnologia. A cosa ci sta portando? Ci sta davvero connettendo con il mondo intero o ci sta isolando sempre di più?

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Il prologo e l’epilogo quest’anno, inoltre, sono stati arricchiti con i testi tratti da “Un uomo chiamato Gesù” del grande Emanuele Giudice, scomparso di recente. Per la figlia Eliana, che ha dato loro voce, un’emozione immensa.

“Sono 8 anni che partecipo al Dramma Sacro, ma quest’anno che papà non c’è più per me è ancora più importante esserci e far parlare i suoi versi” ha dichiarato. “Massimo (n.d.r. Leggio) ha deciso di aprire con il brano nel quale si delinea la figura dell’uomo cieco dalla nascita, che papà ha preso dal vangelo e ha portato sul Golgota, che ritrova la vista proprio quando scopre che Gesù è stato crocifisso, dando vita ad un momento molto intenso; nell’epilogo, invece, viene tratteggiata la figura di Giuda, che si pone delle domande di fonte al Cristo crocifisso e si chiede quale sia il valore di questa morte, il suo significato universale. Infine si preannuncia la bellezza della resurrezione pasquale, perché le parole di Giuda si concludono proprio con “sognando la luce…”. Ѐ bellissimo essere qui stasera – ha concluso Eliana Giudice – perché è una tradizione molto sentita, che fa parte della teatralità innata dei popoli meridionali legata alla spiritualità e alla religiosità e il cui valore artistico, negli anni, è cresciuto a dismisura”.

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E mentre dietro le quinte gli attori fremevano, alle prese con l’emozione e l’adrenalina dell’ultimo minuto, sul palco è salito Don Vittorio Pirillo per il suo saluto ai fedeli. Poi la scena è stata tutta per loro: per i ragazzi della compagnia Kreatimondo di Comiso diretta da Tiziana Bellassai, per quelli del laboratorio teatrale organizzato da Santa Briganti, per la compagnia di danza di Cinzia Tibaldi, e soprattutto per Giuseppina Vivera (Maddalena), Adriano Gurrieri (Giovanni), Andrea Traina (Misandro), Emanuele Nicosia (Longino), Alessandro Sparacino (Nizech), Giovanni Arezzo (Centurione), Fabio Guastella (Giuseppe) e lei, Liliana Stimolo, per il sesto anno nei panni di Maria.

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“Sono davvero felice di questa riconferma” ha affermato. “Ѐ un ruolo che mi piace tantissimo, ma che non è per nulla facile da interpretare perché lo sento tanto e mi crea un grande coinvolgimento. Non è semplice anche perché, sebbene ormai conosca il testo a memoria, devo renderlo alla portata di questa madre che soffre e che trasmette alla gente il dolore più grande, quello per la perdita di un figlio. Quindi è uguale, ma ogni anno diverso, anche perché diverse sono, di volta in volta, le indicazioni della regia. Il tenere questo Gesù in braccio con quell’espressione di dolore negli occhi e nella bocca, una volta sceso dalla croce, alla fine mi fa sempre esplodere in quel pianto liberatorio che mi tengo dentro per tutto il tempo. Penso che sia inevitabile quando si entra troppo nel personaggio, e questo non è un palcoscenico normale. Io guardo fisso Gesù Cristo, ma vedo e sento anche la commozione della gente”.

Un plauso, infine, al cantautore vittoriese Aldo Raffaele. Sue le musiche create appositamente per questo Dramma Sacro. Belle e solenni, capaci di toccare le corde più profonde dell’essere umano.

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