Sul latte sventola bandiera gialla: quello siciliano torna a 40 centesimi al litro

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Il sindaco Federico Piccitto al tavolo con il presidente regionale Coldiretti Alessandro Chiarelli ed il direttore della sezione locale Pietro Greco

Per la prima volta dopo anni il latte siciliano torna a raggiungere i 40 centesimi al litro più Iva e franco partenza. Si tratta di un vera e propria rivoluzione avviata dalla Coldiretti di Ragusa.

All’iniziativa hanno aderito 15 aziende ed il primo carico di 150 quintali ha già raggiunto i caseifici calabresi. “Si tratta di un accordo commerciale economicamente valido per le nostre aziende”, ha commentato il direttore della Coldiretti ragusana Pietro Greco: “ma è anche l’ennesimo atto che mira a risollevare il comparto zootecnico, negli ultimi anni colpito da una grave crisi”.

Questa la svolta annunciata dalla confederazione dalle bandiere gialle, protagonista di diverse iniziative sul prezzo del latte. Un fondamentale tassello alla “battaglia” che vede gli allevatori al centro di un braccio di ferro con gli industriali, soprattutto dal mese di aprile, da quando – cioè – risulta scaduto il contratto collettivo di conferimento.

“Una situazione di assoluto caos”, ha spiegato Pietro Greco: “poiché in assenza di un nuovo contratto gli industriali stanno mantenendo fede ad accordi non ancora formalizzati, che sembrerebbero seguire le strategie economiche applicate nella Regione Lombardia di 35 centesimi al litro. In queste settimane abbiamo avuto diversi incontri sul territorio siciliano. Ci era stato prospettato il prezzo di 38 centesimi, anche se questo è fissato in base a fasce di conferimento, ovvero per tutte le aziende siciliane che superano i 2 quintali al mese. Quelle che conferiscono minore quantità, progressivamente vengono pagate meno. Una situazione che agli allevatori ragusani non può che stare stretta, visto che si tratta di piccole e medie aziende”.

In assenza di quote latte e con un contratto ancora tutto da definire, occorre necessariamente una compattezza del settore. La proposta di fare cartello, ovvero provare a rispondere in maniera coesa e compatta alle proposte dei compratori, era una delle vie indicate agli allevatori del comprensorio ibleo dai vertici della Coldiretti ragusana nel corso dell’assemblea alla Camera di Commercio dello scorso marzo. Una giornata nella quale il presidente della sezione iblea, Gianfranco Cunsolo, a fianco del direttore Greco, aprì all’ipotesi di un nuovo contratto, capace di venire incontro alle esigenze degli allevatori quanto degli industriali.

Nel corso del confronto con il settore zootecnico fu anche ventilata l’ipotesi di avviare scambi commerciali fuori dalla Regione siciliana. Una iniziativa accolta con favore, ma anche con dubbioso scetticismo, dalla platea. Una iniziativa che sembra invece prendere quota e che, spiegano i vertici di Coldiretti, non si fermerà alla Calabria. “Ovviamente il nostro principale intento è quello di vendere nel nostro territorio“, ha concluso Greco: “per valorizzarne le eccellenze agroalimentari. Ma non possiamo non trovare altre strade per garantire la sopravvivenza del comparto”.

LA FORBICE E LA STORIA DEI PREZZI
Il “Dossier sull’attuazione delle quote latte in Italia” presentato dalla Coldiretti contiene dati sull’evidente forbice tra il prezzo del latte pagato agli allevatori e quello imposto al consumatore. Nel 1984 il latte veniva comprato alla stalla a 0,245 centesimi al litro e venduto ai consumatori con un ricarico del 63 %. Nel 2015 la media nazionale del prezzo pagato agli allevatori è di 0,36 centesimi, mentre sugli scaffali dei supermarket si trova a 1,5 euro, con un ricarico del 317%. Una situazione vede la Coldiretti invocare l’intervento dell’Antitrust, come è successo in Francia e in Spagna.

 

[ Fonte: La Sicilia ]