Giuffrè: “Queste cose in America non succedono”. E si cerca di ‘salvare’ il dono da due milioni di dollari

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“Me ne vado via con il cuore spezzato. Ieri ero più ubriaco, oggi ci penso e non credo a quello che è successo”.

Mister Pippo Giuffrè, il benefattore ragusano che aveva fortemente sostenuto, in seno all’associazione “Figli di Ragusa” di Brooklyn che presiede, la donazione di due milioni di dollari alla sanità iblea, spiega quanto avvenuto lunedì mattina nella sede della direzione generale dell’azienda sanitaria.

Com’è noto, il ‘mecenate’ americano, che volato negli Usa nel 1958 ha fatto fortuna, si era recato all’Asp per definire i dettagli della donazione insieme al manager dell’Asp, Maurizio Aricò. Dopo una lunga attesa, però, ha deciso – insieme al suo legale di fiducia, l’avvocato Sbezzi – di andare via.

In America non succedono cose come questa – ha spiegato in alcune interviste questa mattina -. Se io o uno della mia famiglia dà un appuntamento a un orario si fa trovare in ufficio puntuale. Se noi abbiamo un appuntamento con il governatore o con il sindaco di New York li troviamo puntuali in ufficio, non si scappa”.

E ora che fine faranno quei soldi? Giuffrè spiega di aver lavorato un bel po’ prima di convincere i membri dell’associazione a devolvere quelle somme per il Paternò Arezzo di Ragusa. Tra le ipotesi c’erano donazioni per altri enti negli Stati Uniti.

“Mi aspetto una lotta bestiale – spiega – perché li avevo convinti di dare tutti i soldi al Paternò Arezzo, ora non lo so cosa succede”.

Il manager Aricò si è giustificato dicendo che l’attesa era stata di quindici minuti al massimo e che era legata al fatto che il legale dell’Asp, che doveva presenziare all’incontro, si trovava in Tribunale.

Sui tempi, mister Giuffrè è stato chiaro però: almeno mezz’ora se non di più. Sul resto, invece, l’avvocato Michele Sbezzi puntualizza: “A me risulta che il Tribunale dal primo agosto è chiuso, non ci sono cause. A noi, comunque, non è stato riferito nulla. Ho sentito da alcune dichiarazioni che il manager ci avrebbe avvisati: non ci ha detto nulla, neanche una parola”.

In queste ore si sta cercando in tutti i modi di recuperare, cercando di convincere mister Giuffrè – e quindi gli altri membri dell’associazione – a confermare comunque l’importante regalo alla collettività, magari in forme diverse.

Anche Massimo Gramellini riserva un acuto commento sulla vicenda. Ecco il suo “Buongiorno” su La Stampa