La storia di Pervez, di Naila e dei loro tre figli accolti dai Carmelitani

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Immagine tratta dal sito della Caritas diocesana

Due famiglie musulmane accolte dalla comunità cristiana, con un intento comune: creare relazioni stabili, e vera integrazione.

Pervez e Naila sono dovuti scappare di notte dalla loro città, in Pakistan. I Talebani erano ormai alle porte, e per loro non ci sarebbero stati scampo. In fuga con due figli, anzi tre, perché uno era nel grembo di Naila. E’ nato il giorno dopo lo sbarco in un porto della Puglia.

Per quattro anni hanno vissuto in Calabria, da un anno erano a Ragusa. Hanno sempre vissuto senza chiedere nulla allo Stato italiano, solo il riconoscimento di rifugiati politici. Ma non è stato facile, in cinque, sopravvivere in momenti di crisi.

Ora per loro si sono spalancate le porte dell’accoglienza. A ospitarli l’Ordine dei Carmelitani scalzi del ramo maschile e femminile di Ragusa e Chiaramonte (il Convento annesso al santuario di piazza Carmine a Ragusa e i monasteri femminili di Santa Teresa di Gesù e della Sacra Famiglia).

Hanno una famiglia come tutor, per intrecciare quanti più rapporti con il territorio. E’ la seconda comunità cristiana che aderisce all’appello di Papa Francesco che ha chiesto alle parrocchie e ai gruppi ecclesiali di ospitare i profughi.

Da tre mesi una famiglia tunisina, una coppia e i loro tre figli, vivono insieme in un’abitazione messa a disposizione dal Vocri, il Volontariato cristiano. Lui viveva qui già 25 anni, ma quando ha dovuto sostenere un intervento delicatissimo ha perso il lavoro e non è stato più possibile ottenere il ricongiungimento familiare. Lui e un figlio qui a Ragusa, la moglie e due figlie in Tunisia. Un dramma enorme soprattutto per il figlioletto. Con l’aiuto della rete di assistenza dell’associazionismo cattolico si è riusciti nel ‘miracolo’. Ora la famiglia si è riunita a Ragusa. Lei ha un lavoretto, lui ha ottenuto di coltivare un grande appezzamento di terreno messo a disposizione dalla parrocchia Maria Regina. Il suo lavoro ha dato buoni frutti, e ora entra a far parte di una cooperativa agricola, avendo anche la disponibilità di uno stand al mercatino degli agricoltori.

La famiglia pakistana è stata accolta proprio in questi giorni: durante un incontro alla presenza di don Renato Dall’Acqua, priore del Convento, di Domenico Leggio direttore della Caritas, degli operatori di ProTetto Emiliano Amico e Adriana Cannizzaro, della famiglia tutor e della famiglia accolta è stato firmato l’accordo di adesione al progetto che prevede un sostegno a titolo gratuito per sei mesi, con l’obiettivo dell’integrazione sul territorio al fine di raggiungere l’autonomia abitativa, lavorativa e sociale con l’aiuto dell’intera comunità che riceverà questa opera di testimonianza nei prossimi mesi.

“L’aspetto che vogliamo privilegiare, anche se per ovvi motivi pratici è più difficile, è quello dell’accoglienza della famiglia – spiega Domenico Leggio -. Una famiglia accolta da un’intera comunità, perchè solo così si riesce a creare una rete estesa che favorisce l’inserimento diffuso delle persone. Come Caritas offriamo l’attività di tutoraggio, abbiamo ad esempio sostenuto i costi per la partecipazione dei bambini al Grest, ma sosterremo anche altre iniziative”.

A settembre un’altra famiglia verrà ospitata nella parrocchia di San Luigi e poi lo stesso avverrà all’Ecce Homo. “Ovviamente il nostro vuol essere un segno – spiega Leggio -. Non pensiamo a grandi numeri”. I costi saranno a carico delle comunità che ospitano i migranti. Così la Chiesa di Ragusa risponde all’appello del Pontefice.

[Fonte Giornale di Sicilia]