Il Pm: “Condannate a 30 anni Veronica per l’omicidio del figlio Lorys”

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Pochi istanti fa, nell’aula ‘Maurizio Gurrieri’, a fianco della Procura, la pubblica accusa, rappresentata dal Pm Marco Rota, ha chiesto la condanna a 30 anni per Veronica Panarello, la giovane mamma accusata dell’omicidio del figlio Lorys Stival e dell’occultamento del cadavere.

L’udienza era iniziata poco dopo le 10. In aula presente l’imputata insieme al suo legale Francesco Villardita.

Erano presenti anche il papà del bambino, Davide Stival, il suocero della Panarello, Andrea Stival, e il padre della donna.

Mercoledì spazio alle parti civili. Venerdì, infine, l’arringa difensiva prima della decisione del giudice.

Il cadavere del bambino venne ritrovato il 29 novembre di due anni fa in un canalone nell’immediata periferia di Santa Croce.

“Il movente è plausibile”. Lo ha detto uscendo dall’aula il Pm Marco Rota. E’ quello che la stessa Veronica ha riferito nella sua ultima versione, cioè che il bambino avrebbe visto ciò che non doveva vedere. Cioè la relazione tra la madre e il nonno. Ma l’avvocato di Andrea Stival, Francesco Biazzo, ha contestato la stessa plausibilità, ribadendo che tra i due “non c’è stata alcuna relazione”.

Un punto fermo: per la Procura il nonno, a differenza di quanto ripete Veronica Panarello, non ha preso parte al delitto.

“Il problema – ha detto l’avvocato Villardita – non è la richiesta di pena ma come ci si arriva e il percorso che ha portato il pm alla richiesta di pena, una sorta di credo, non credo. Credo alla relazione, non alla compartecipazione al delitto perché non ci sarebbe la prova. Sarà importante a questo punto ascoltare le parti civili e soprattutto l’avvocato di parte civile che rappresenta il suocero”.

“Che la Procura individui il movente è un atto di onestà intellettuale e coscienza da parte della Procura” – ha detto Villardita. “Porteremo in aula tutti gli elementi, video e commenti, ma non anticipo nulla riteniamo di avere elementi discreti” – ha aggiunto.