Cremazione sì, la Chiesa detta le ‘regole’. Pratica sempre più diffusa anche nel Ragusano

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Memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris” letteralmente significa: “Ricordati uomo, che polvere sei e polvere ritornerai“. Questa locuzione latina contenuta nella Genesi ci serve solo per introdurre un tema che in questi giorni sembra tornare in auge e più che con la polvere ha a che fare con le ceneri.

La Chiesa, infatti, si è pronunciata sulla cremazione, attraverso la Congregazione per la Dottrina della Fede: “Si continua a preferire la sepoltura dei corpi poiché con essa si mostra una maggiore stima verso i defunti –, tuttavia – la cremazione non è vietata, a meno che questa non sia stata scelta per ragioni contrarie alla dottrina cristiana”. Nessuna novità apparente dunque, visto che già nel 1963 L’Istruzione Piam et constantem stabilì che la cremazione non è “di per sé contraria alla religione cristiana. Una sorta di oblio cadde sul tema che venne inserito progressivamente nel Codice di diritto canonico (1983) senza però mutare le sorti di una scelta che, negli anni, ha riscontrato un significativo incremento. Questo aumento di persone che sceglie la cremazione ha indotto la congregazione ha pronunciarsi per dettare una sorta di legge quadro che “impone” solo una cosa: “Le ceneri non possono essere disperse nell’ambiente né conservate in casa né tantomeno divise in famiglia o conservate in gioielli o altri oggetti, ma devono essere custodite in un luogo sacro, cioè nel cimitero o, se è il caso, in una chiesa o in un’area appositamente dedicata a tale scopo dalla competente autorità ecclesiastica”.

Questo indirizzo corrisponde al “sentire” di Gilda Amore, segretaria della Socrem Ragusa, l’associazione presieduta Giorgio Iabichino e che dal 2003 opera in provincia per far conoscere meglio la pratica della cremazione. La Socrem è una associazione di Promozione sociale che fa parte della Fic (Federazione Italiana Cremazione) e oggi a Ragusa conta 140 soci. “Facciamo volontariato in pratica – dice Gilda Amore – non abbiamo nessun compito ma lo scopo di far conoscere la cremazione dal punto di vista sociale. L’indicazione della Congregazione la recepisco positivamente per due motivi: uno perché ci da una mano a tenere alta l’attenzione sul tema e poi, a livello personale mi trovo d’accordo sulla conservazione delle ceneri che devono avere un luogo ad esse dedicate. L’unica cosa che, questo nuovo pronunciamento m’impone di fare, è quello di dover chiedere, ai nostri soci che hanno sottoscritto la Dichiarazione di volontà di cremazione presso di noi, indicando la dispersione delle ceneri come destinazione finale, se vogliono tornare indietro nella decisione. Chi sceglie la dispersione non potrà avere le esequie religiose adesso, per questo occorre chiedere una conferma di una scelta precedente”.

I numeri che hanno portato la Chiesa a dover pronunciarsi sono in crescita, avviene questo anche a Ragusa, in Sicilia?

Sicuramente sì. Quello che posso dirle di Ragusa riguarda i nostri soci, eravamo in 20 a fine 2003, adesso siamo in 140 e abbiamo richieste anche da fuori provincia. Parlo di persone che si rivolgono a noi per informarsi e fare una scelta. Se invece guardiamo i numeri delle cremazioni, in Italia, nel 2015 sono state 137165, di cui 1373 in Sicilia. Sono dati, forniti dalla Sefit (Servizi Funerari Italiani), che crescono ogni anno!

Come operate voi, perché questi numeri aumentino e cosa potrebbe aiutare la vostra opera promozionale!

Per far conoscere meglio la cremazione, abbiamo studiato le leggi, ci informiamo e aggiorniamo continuamente. Anzi, proprio la legge regionale 18 del 17 agosto 2010, che è un’ottima legge, ci da le indicazioni giuste per muoverci. Ad esempio, l’articolo 6 dice “La Regione promuove campagne informative per diffondere la conoscenza delle diverse pratiche funerarie e per favorire la scelta della cremazione”. Ecco, nell’informazione al cittadino, gli Enti, dovrebbero aiutarci di più. I sindaci dovrebbero supportare maggiormente la nostra attività divulgativa.

La Chiesa si pronuncia, una buona legge regionale, anche alcuni regolamenti comunali sono ben scritti. Cosa manca perché la cremazione venga percepita realmente come una scelta alternativa all’inumazione?

I passi avanti sono stati fatti, solo che, prendiamo ad esempio una realtà come la Socrem, è pur sempre, solo, un’associazione. Viviamo delle quote associative annuali (10 euro) e capirete che con cifre del genere non possiamo pensare di affrontare campagne di informazione su larga scala. Il tema, poi, resta delicato, per questo credo che la cosa migliore da fare e relazionarsi con tutti coloro che operano intorno alla scelta, i Comuni e le agenzie funerarie su tutti.

Chi sceglie la cremazione, cosa deve fare e a quali costi?

Il primo passo si può compiere anche da noi, e comunque attraverso la dichiarazione di volontà di cremazione. Poi la pratica passa alle agenzie funerarie ai Comuni. I costi della cremazione, in uno dei due forni siciliani (Messina o Palermo) sono fissati ogni anno dal Ministero dell’Interno, ad esempio per quest’anno c’è un massimale che si aggira sui 600 euro (è possibile che venga richiesto meno). A questo, per un ragusano ad esempio, deve aggiungersi il trasporto. Infine c’è la scelta finale della destinazione delle ceneri, un’urna o la dispersione.

La Socrem conta di organizzare a breve incontri e conferenze per approfondire le nuove indicazioni della Congregazione per la Dottrina della Fede ma soprattutto per informare la gente. L’associazione, che ha sede a Ragusa in via G.B. Hodierna 212, è disponibile fornire ogni tipo di informazione ed è contattabile via mail [email protected] o al numero di telefono 3389752908