“Così ho visto bruciare la mia terra, la pineta non la rivedrò mai più”

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“Nel 2000 ci fu il lutto cittadino, ma fu una piccola parte. Ora, ora che dobbiamo fare? Io una cosa così non l’ho mai vista. Lo sa? Questa pineta era il gioiello di tutta la provincia. E ora?”.

Ha una settantina d’anni, gli occhi lucidi, lo sguardo che fa la ‘spola’ tra la montagna che si consuma tra le fiamme e l’operatore Rai.

“Ditelo che questa pineta era un gioiello, era veramente così”, ripete chiedendo però di non finire in tv: “Non c’è bisogno, è la verità: questa pineta era un gioiello”.

Quattro del mattino, zona ‘Poligono’, nella parte bassa del Paese, poco sotto contrada ‘Pezze’. Una strada laterale è chiusa da una pattuglia dei carabinieri.

Oltre non si può andare, ci sono lingue di fuoco ovunque. 

A pochi metri un’altra auto, una donna più giovane, il figlio. In auto c’è una donna più anziana, la suocera. “La mia casa siamo riusciti a salvarla, ma i terreni no. Siamo però dovuti andare via, perché era pericoloso rimanere. I cavalli… ne abbiamo due, non sappiamo più che fine hanno fatto. I cani li abbiamo salvati… I nostri vicini, no, a loro è andata peggio. Le loro case sono state attaccate dal fuoco”. 

“Due cavalli e una giumenta che vagavano, dice che li hanno trovati e portati dal signor…”, la rincuora la donna che non si dà pace per il gioiellino trasformato in cenere.

“Guardi che c’è una struttura dove hanno dato ospitalità a chi abita in alcune ritenute a rischio… può andarci”… “No, no, grazie… Io rimango qui, guardo la caso, vedo quello che succede…”. 

Poco prima, nella parte alta, un gruppo di adolescenti osserva lo ‘spettacolo’ terribile del fuoco che quattro squadre tra forestale e vigili del fuoco tentano di tenere a bada. 

“Io sto nella zona del cimitero, dice che le fiamme sono arrivate lì. Però non mi sono sentito con i miei…”. Nella zona del cimitero, all’ingresso della città, ci sono vigili del fuoco, mezzi della forestale, carabinieri. Le fiamme sono ovunque, ma pare che le sepolture non siano state aggredite dal rogo. 

Dal pomeriggio a notte fonda tutti in strada, con gli occhi sgranati, a chiedersi con la retorica di vuol convincersi che sta quell’apocalisse sta accadendo davvero nel paese dell’olio e del ricamo: “Ma tu hai mai visto una cosa così?”. “Mai, mai…”. 

Gruppi della Protezione civile, volontari, ognuno dà una mano. C’è bisogno di evacuare gli anziani dell’Opera Pia Rizza-Rosso, e i minori stranieri. 

Per precauzione anche gli abitanti delle vie Michelangelo, e via Alcanata, la fiamme si avvicinano sempre più minacciose. Solo intorno alle 4, in quella zona, la situazione sembra più tranquilla. Ma poco prima si era temuto il peggio. 

Una settantina di vigili del fuoco e di operatori forestali, una cinquantina i volontari di protezione civile. Polizia e carabinieri, polizia municipale. È un via vai di sirene ‘mute’, che fanno la spola, monitorano, si ‘confrontano’.

Chiaramonte, vista dalla strada di Catania, è cinta da una ‘corona’ di fuoco. Sembra l’Etna che sputa fiamme alte per metri, poi il letto di fuoco, come la scia di lava del vulcano. Prova a scherzare qualcuno: “Ecco, vedi quelle lingue di fuoco. È l’inferno, quindi comportati bene”.

Non si parla molto, in verità: l’aria è irrespirabile, con la puzza che ti rimane addosso anche dopo la doccia.

Bruciano casette rurali ed edicole votive, aziende agricole e bestiame. Eppure da Chiaramonte, la richiesta di aiuto era partita presto, nella tarda mattinata. Solo nel pomeriggio, dopo le 17, è arrivato un mezzo aereo “da Roma – dice il vicesindaco Battaglia – per dare manforte: qualche lancio d’acqua e poi con .il buio l’inibizione al volo. Speriamo domattina presto possa tornare”.+

Ore 6 del mattino: finalmente arrivano quattro canadair, partiti da Comiso. Alle 9 la situazione sembra sotto controllo, ma il vento riaccende le fiamme in diversi punti.

La strada che dal vecchio hotel ‘La Pineta’ porta fino all’area attrezzata torna a trasformarsi in un percorso avvolto dal fuoco, a raffica i lanci d’acqua, nuvole di fumo che si vedono a distanza di diversi chilometri.

La lotta contro il fuoco prosegue, non c’è mai da ‘fidarsi’.

In paese si prova a reagire, tutto aperto, nonostante in strada ci sia davvero poca gente. “I canadair? Avevano detto che uno almeno sarebbe stato sempre a disposizione. Ma quale? L’avete visto? È arrivato quando bruciava ormai tutto”, commentano in un bar della piazza, tra lo sconforto e la rabbia.

Qualcuno ringrazia la Madonna di Gulfi: “Non ci sono state vittime, per fortuna le fiamme non sono arrivate nel Paese a fare danni”. 

Un ‘miracolo’ laico, però, quello di un servizio antincendio più efficace, con più mezzi per spegnere una Sicilia che brucia sotto le mani di qualche assassino criminale quasi mai individuato, lo attendiamo come una grazia, ma ci viene ‘concesso’ al massimo come ‘prummisione’… mai onorata.

A due passi dalla chiesetta lungo i tornanti, accanto al mostro di cemento che fu un hotel. Un anziano parla con due ragazzi. Con un filo di voce:

“Sono grande, e non la rivedrò mai più come prima. Gli alberi non crescono a comando”. Chiude per un istante gli occhi, li riapre rossi di lacrime e rabbia: “Ho visto bruciare la mia terra, alla mia età ora ho visto davvero tutto”.