BapR: azionisti e vertici bancari discutono sulle soluzioni. Ecco la situazione

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Più di due ore di confronto e di dibattito hanno animato i lavori del consiglio comunale di Modica, in adunanza pubblica, straordinaria e aperta all’ordine del giorno le problematiche connesse alle azioni della Banca Agricola Popolare di Ragusa. Su quest’argomento si profilano alcune azioni e appuntamenti.

Il 6 Febbraio i vertici della Banca saranno a Roma al Ministero dell’Economia, dove insiste un tavolo aperto su questa problematica. Intanto il sindaco si raccorderà con il Prefetto di Ragusa per dare continuità al tavolo tecnico provinciale e rendere sostenibile una soluzione che possa fare in modo che gli azionisti accedano al fondo di solidarietà per il disinvestimento delle loro azioni.

Presenti diciotto consiglieri la seduta del consiglio comunale in adunanza pubblica, straordinaria ed aperta, richiesta dai consiglieri comunali di maggioranza (“la motivazione era quella legata al fatto che da settimane centinaia di piccoli risparmiatori chiedono a gran voce giustizia in merito all’impossibilità di poter monetizzare le proprie azioni”) che il presidente del consiglio comunale ha accolto convocando il civico consesso invitando anche la deputazione regionale, nazionale ed europea e il direttore generale della Banca Agricola Popolare di Ragusa atteso che l’argomento all’ordine del giorno erano le problematiche relative alle azioni della BapR. Sala consiliare gremitissima di cittadini singoli e associati atteso l’interesse per l’argomento.

Presenti in aula il presidente della Banca Agricola Popolare di Ragusa, dr. Arturo Schininà, il direttore generale, dr. Saverio Continella, i due vice direttori generali: dr. Gaetano Cartia e il dr. Marco Canzonieri.

La seduta si apre con il presidente Minioto che auspica un dibattito sereno e utile ad affrontare il problema per individuare delle risposte.

Il sindaco, Ignazio Abbate, apre il dibattito e ringrazia i vertici della Banca per essere presenti e i cittadini interessati alla questione che auspica sarà affrontata in modo sereno. Si rivolge ai piccoli risparmiatori che credono nella BapR; un istituto molto presente e radicato nel territorio.

Non ci sono in aula due fazioni: azionisti e vertici bancari. Al centro una legislazione nazionale ed europea che ha determinato questo tipo di situazione e nonostante tutto bisogna comunque avere fiducia nella banca perché in discussione ci sono i risparmi frutto di lavoro e di sacrifici e che quindi se ne chiede la disponibilità al momento del bisogno atteso che la Banca presenta una sua solidità.

Il sistema delle azioni e le norme attuali al momento non consentono un’automatica liquidazione delle somme investite. I cittadini hanno questa sera un’opportunità per avere una risposta dai vertici della banca. Il territorio non può fare a meno degli azionisti. Quanto investito il frutto della dinamicità delle aziende e di soggetti imprenditoriali. Ci si appiglia al ruolo sociale che da decenni compie la Banca.

C’è invece la necessità di un cambio delle politiche della BCE e della banca d’Italia per rendere più serenala condizione dell’azionista e su questo che bisogna lavorare a cominciare dalle associazioni rappresentative. Ritiene che insieme e all’interno della civica assise si troverà una soluzione in cui tutti ci possono stare bene. Bisogna evitare estremizzazioni che possono mettere in crisi l’Istituto perché ciò determinerebbe un danno per il territorio. Bisogna insomma costruire un percorso unitario.

La consigliera Rita Floridia rivendica la richiesta, come maggioranza, della convocazione della seduta aperta del civico consesso in sessione aperta per consentire ai piccoli risparmiatori che oggi hanno le loro stringenti esigenze. La BapR ha una sua storia e una sua immagine per cui abbiamo voluto che ci fosse un confronto sereno utile a dare risposte rassicuranti.  La serie degli interventi registrala presenza di cittadini molto dei quali clienti storici della Banca Agricola. Le riflessioni sono di diverso tipo: un richiamo all’unità delle forze e non determinare contraccolpi dannosi all’immagine e alla solidità della Banca. Si è buttato del fango su una Banca che ha aiutato a crescere il territorio. Altri azionisti sono stati costretti a fare dei prestiti, malgrado azionisti, che hanno difficoltà oggi a onorare.

Altra proposta è quello di creare un tavolo negoziale attraverso il quale la Banca compri le azioni dei risparmiatori nei modi e nei tempi che saranno decisi. Insomma applicare i regolamenti esistenti che danno la possibilità di trovare una soluzione. C’è chi denuncia il fatto che un’azione che valeva 117 euro oggi si dice ne valga 30. Oggi sembra improponibile chiedere un prestito a tasso agevolato quando si è azionisti della Banca per la ragione che non si possono avere indietro i capitali investiti. Le variazioni delle regole hanno fatto sì che la Banca Agricola non fosse più la Banca del territorio. Il sistema banca è stato rovinato dalle grandi Banche in crisi i cui debiti sono stati fronteggiati dagli aiuti di Stato. Necessario avere delle risposte a quelle persone che sono disperate. E su questo bisogna trovare una soluzione. Ci si chiede dove sono gli altri sindaci del territorio la cui popolazione soffre di questi problemi. Deve essere la politica a individuare le soluzioni.

Nei fatti si gioca allo scaricabarile tra Banca d’Italia, BCE, parlamento europeo; alla fine del percorso ne pagano le conseguenze i piccoli azionisti. La Banca Agricola ha un fondo di solidarietà datato 2017 e riconosciuto il 6 gennaio scorso. Un ritardo inspiegabile che ha intanto ridotto il valore delle azioni. E’ evidente che c’è un dileggio a discapito dei piccoli azionisti. Sarebbe necessario incontrarsi e trovare una soluzione: l’alternativa sono le azioni clamorose.

Si è poi precisato che non c’è nessuna corsa alla richiesta di liquidazione delle azioni che oggi è pari al cinque per cento a valere su trecentomila azioni, che la banca potrebbe soddisfare. Si è sostenuto da parte di funzionari della Banca che acquistando le azioni entro tre giorni si sarebbe riavuto indietro il capitale.

Nel gennaio 2016 le azioni valevano 117 euro e oggi non si possono vendere visto che valgono di meno. Ci si è fidati dalla Banca e si esigono risposte concrete. C’è insomma da capire qual è il divieto normativo che non consente all’Istituto di liquidare le somme richieste dagli azionisti. La materia è piuttosto controversa e va chiarita in ordine alle anticipazioni della liquidazione delle azioni.

Ci si pone il problema tra il potere e il volere. Il problema è come intervenire in presenza di azioni che svalutano. Si pone pure il tema della governance. La proposta è quella che la Banca può intervenire sul mercato secondario per limitare le difficoltà e si propone anche l’idea di trasformarla in una SPA . E poi gli azionisti non conoscono il futuro dell’Istituto. Bisogna a questo punto negoziare le cose fattibili.

Il consigliere Marcello Medica a nome delle parlamentari regionali, e nazionali, (Stefania Campo e Maria Lucia Lorefice assenti per motivi istituzionali), riferisce che il tavolo tecnico sta andando avanti e il 6 febbraio ci sarà una riunione al Ministero dell’Economia alla presenza dei vertici della BapR e che investe tutte le Banche agricole. Conferma che la BapR è una risorsa del territorio: azionisti e banca devono andare nella stessa direzione. E’ una vertenza globale che non può limitarsi nella richiesta della maggioranza; informa di avere presentato un ordine del giorno all’ufficio di presidenza che non è stato ancora incardinato che tende a sensibilizzare le parti, costruire un tavolo tecnico per approfondire la materia e una cabina di regia, luogo di decantazione delle problematiche. Si tratta di una protesta legittima che crea allarmismi nei risparmiatori e negli azionisti. Il 21 gennaio scorso a Roma il sottosegretario all’Economia, Alessio Villarosa che sta affrontando la questione con l’ausilio di tecnici per individuare una soluzione e il Movimento cinque stelle si prodiga perché questa vicenda trovi uno sbocco.

Il Presidente Minioto precisa al consigliere Medica che il 4 dicembre è pervenuto l’ordine del giorno mentre la richiesta del consiglio comunale aperto da parte dei gruppi di maggioranza è arrivata prima.

Il consigliere Tato Cavallino valuta che oggi nessuno vuole fare contrapposizione né ritiene che la Banca Agricola fallisca. Il rischio del fallimento caso mai è degli azionisti che vogliono vendere le azioni all’Istituto. Questa è una conseguenza che va evitata. Il consigliere Filippo Agosta giudica la situazione difficile che è frutto di decisioni che non s’intestano alla Banca. Il problema è sentito per la crisi finanziaria delle famiglie che oggi hanno necessità di liquidità e si chiede se ci sono margini per fronteggiare le maggiori criticità degli azionisti.

La corsa dei piccoli azionisti ad avere quanto investito non è possibile in quanto le leggi non lo consentono.

Sarebbe necessario un tavolo tra associazioni in rappresentanza dei cittadini e la Banca.

La voce della Banca è quella del Presidente, dr. Arturo Schininà il quale esordisce sulla necessità di trasparenza: azionista e Banca sono un’unica cosa. Questa banca ha avuto e ha dato al territorio. Tutto quello che sta succedendo è il frutto di un crisi esplosa anni fa e le conseguenze di questo stato di cose si sentono. Prima la liquidità era pronta e questo era dovuto ad una grande domanda di azioni e ad una scarsità di offerta. Addirittura furono posti dei limiti all’acquisto delle azioni. Oggi ci si trova davanti una necessità che viene regolata da una domanda e da un’offerta: questa la regola del mercato. Le azioni valgono quanto vale la Banca.

Il vero valore è sempre là. Oggi non esiste in Italia una Banca con un valore pari al 60 per cento nel mercato; le Popolari sono quotate in mercati diversi e quindi con un valore  inferiore. La vera fiducia la devono avere gli azionisti. Le difficoltà dunque vano affrontate in modo diverso. Le emotività nel mondo finanziario non fanno bene all’Istituto; bisogna invece difendere quello che si ha. Quanto sta accadendo fa nascere una crisi di fiducia nei confronti della Banca. Sarà onorato di individuare a Roma il 6ebraio p.v. una soluzione ed è ben felici di accoglierla.

La BapR sta procedendo alla redazione di un piano industriale capace di dare nel futuro una maggiore solidità alla Banca. La soluzione non è quella di liquidare il cinque per cento. Dobbiamo individuare delle soluzioni che consentano di superare le difficoltà. Grazie agli investimenti che si stanno facendo aumenterà la redditività del capitale e questo renderà le cose meno complicate. Risposte saranno date sull’entità e sulle regole che saranno attuate. Il fondo di solidarietà deve essere aumentato in modo sufficiente per dare risposte alle esigenze degli azionisti. Si è disponibili a tavoli di confronto e giorno 6 febbraio saranno a Roma al Ministero dell’Economia al fine di trovare delle soluzioni. Con l’Europa di oggi non sarà una cosa facilissima è necessario però fare la strada insieme.

La Banca non è fallimentare ma certi linguaggi e certe esternazioni fanno danno alla Banca.

Il Direttore Generale Saverio Continella testimonia l’attaccamento dei soci alla Banca. L’Istituto ha chiesto ogni anno il riacquisto delle azioni e la Banca d’Italia l’ha concesso. La fonte normativa, è stato richiesto a fine novembre 2018 il valore da confluire nel fondo di solidarietà, riconosce oggi l’acquisto nel limite del due per cento delle azioni.

La Banca d’Italia l’ha autorizzato il 21 dicembre scorso. A Gennaio si è scritto alla Banca d’Italia dicendo che si voleva dare liquidità agli azionisti.

Per i rimborsi per gli azionisti decessi ha deciso con una regola definita dall’assemblea tenutasi nell’aprile del 2018.

Per quanto riguarda il mercato se la domanda è superiore all’offerta il prezzo sale; scende quando ci si trova di fronte al caso contrario. Rivendica il fatto che la Banca anche stasera si confronta con i soci. Oggi bisogna ristabilire un sano e opportuno senso di fiducia tra la Banca, gli azionisti e i clienti ed è proprio per questo si sta redigendo un piano industriale per trovare la giusta redditività della Banca. Oggi esistono le regole che bisogna seguire e il mercato va rispettato e questo dipende da tutti noi.

Il consigliere Salvatore Poidomani chiede quanto vale l’autorizzazione del disinvestimento richiesto alla Banca d’Italia e a quanto ammonta la cifra che si muove nell’ambito del due per cento. Il direttore generale Saverio Continella riferisce che il valore è di tredici milioni e mezzo che sono destinate in parte al fondo di solidarietà e il resto a coprire le azioni dei titolari deceduti.

Il sindaco concludendo ringrazia per il tono del dialogo e l’ interlocuzione avvenuta con senso di civiltà con i vertici della banca. Quest’atteggiamento di dialogo potrebbe concretizzare un tavolo delle istituzioni, delle associazioni e degli azionisti. E’ emersa la costituzione di un fondo di solidarietà che com’è stato detto sarà alimentato e che potrà essere a disposizione di quelle emergenze che sono state rilevate.

Importante è continuare a confrontarsi sia in Prefettura a Ragusa che nel tavolo nazionale che è in corso.

Si dia la possibilità alla Banca di potere essere consequenziale rispetto alle richieste che sono emerse. Domani sentirà il Prefetto di Ragusa per fare in modo che il confronto ritorni nel territorio, dopo l’incontro romano, perché si possa dare una risposta alle necessità evidenziate.

A questo punto la seduta è stata sciolta.