
Oggi il piccolo Lorys avrebbe compiuto 20 anni. Una ricorrenza, quella del 18 giugno, che per tutti coloro che conoscono la sua storia, non può che trasformarsi in un momento di memoria dolorosa.
Sarebbe un ragazzo come tanti altri. Di quelli che chi ha figli di quell’età conosce molto bene: il telefono sempre in mano, gli amici, le storie d’amore, i sogni e quella voglia tipica dei vent’anni di capire chi si è e chi si vuole diventare.
Avrebbe probabilmente finito la scuola da poco o starebbe scegliendo la sua strada: l’università, un lavoro. Chissà quale sarebbe stata la sua storia. Lorys invece è rimasto per sempre un bambino di otto anni, in un tempo che si è fermato per sempre. Ed è proprio questo lo strappo più difficile da accettare: non solo la perdita, ma tutto ciò che quella perdita ha cancellato. I compleanni mancati, le estati che non sono arrivate, le amicizie adolescenti mai nate, le piccole e grandi tappe che costruiscono una vita.
Nel giorno in cui avrebbe compiuto vent’anni, il pensiero va proprio a quel ragazzo che non è potuto diventare. Non certo per ricordare quella che nel territorio ibleo è stata una delle tragedie più terribili degli ultimi anni, ma per ricordare che dietro ogni nome di cronaca c’era una vita intera ancora da scrivere. Una vita che, nel suo caso, si è fermata troppo presto: quel 29 novembre del 2014, lasciando solo l’immagine di ciò che avrebbe potuto essere.
