Dissalatori, Cocina: «Non spegneteli, servono al futuro della Sicilia»

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Mantenere in funzione i dissalatori della Sicilia anche dopo il miglioramento delle riserve idriche registrato nella primavera 2026. È la posizione espressa dal dirigente generale del Dipartimento regionale della Protezione civile, Salvo Cocina, che in un lungo intervento sui social interviene nel dibattito sull’opportunità di continuare a utilizzare gli impianti di Gela, Porto Empedocle e Trapani.

Secondo Cocina, il confronto non dovrebbe concentrarsi esclusivamente sul costo dell’acqua dissalata rispetto a quella proveniente dagli invasi, ma sul tema più ampio della sicurezza idrica della Sicilia nei prossimi anni.

Il dirigente osserva che, nonostante le piogge abbiano incrementato le riserve negli invasi, non si può affermare che questi siano “pieni” né che la vulnerabilità del sistema idrico regionale sia definitivamente superata. Ogni dissalatore, infatti, serve aree specifiche e contribuisce a ridurre la pressione su invasi, falde acquifere e altre fonti di approvvigionamento.

Nel caso del dissalatore di Gela, evidenzia Cocina, l’impianto rappresenta un supporto fondamentale per l’approvvigionamento della fascia costiera compresa tra Gela e Palma di Montechiaro, coprendo una quota significativa del fabbisogno idrico di un territorio che registra un forte aumento della popolazione durante il periodo estivo. La produzione di acqua desalinizzata, inoltre, consente di preservare le riserve dell’invaso Dirillo e di limitare le perdite dovute al trasporto della risorsa.

Lo stesso principio viene richiamato per gli impianti di Porto Empedocle e Trapani, che, secondo il dirigente, permettono di ridurre i prelievi dalle falde acquifere e dagli invasi Fanaco e Garcia, contribuendo a conservarne le riserve in vista di eventuali future emergenze.

Nel suo intervento, Cocina sottolinea inoltre come negli ultimi tre anni di siccità le falde acquifere siano state sfruttate intensamente e abbiano ora bisogno di un periodo di recupero naturale. Anche gli invasi, aggiunge, dovrebbero essere gestiti come una riserva strategica pluriennale e non essere svuotati confidando esclusivamente nelle piogge dell’anno successivo.

Per il dirigente della Protezione civile regionale, i cambiamenti climatici impongono un nuovo modello di gestione della risorsa idrica, caratterizzato da un sistema integrato che non dipenda soltanto dalle precipitazioni e dagli invasi. In quest’ottica, il funzionamento continuativo dei dissalatori rappresenterebbe una scelta strategica capace di rendere il sistema più resiliente rispetto a periodi di siccità sempre più frequenti e prolungati.

Cocina riconosce che la produzione di acqua dissalata comporta costi superiori rispetto alle fonti tradizionali, ma ritiene che tali spese debbano essere considerate un investimento per garantire la sicurezza idrica della Sicilia, preservare gli invasi, favorire il recupero delle falde e assicurare continuità nell’approvvigionamento anche negli anni più difficili.

Infine, ricorda che la soluzione strutturale resta la riduzione delle perdite delle reti idriche attraverso gli interventi di ammodernamento già programmati. Si tratta, però, di opere complesse e di lungo periodo che, a suo avviso, rendono necessario mantenere i dissalatori come infrastrutture permanenti a supporto del sistema idrico regionale.