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Addio ad Alberto L’Abate, a Comiso tra i ‘padri’ della Verde Vigna contro i Cruise

Il sociologo L'Abate è stato uno dei “padri nobili” della nonviolenza italiana. Amico e collaboratore di Aldo Capitini, collaborò con Danilo Dolci

Alberto L'Abate

È morto ieri, a 86 anni, il sociologo Alberto L’Abate, uno dei “padri nobili” della nonviolenza italiana. Amico e collaboratore di Aldo Capitini, collaborò con Danilo Dolci.

Così scrive ‘Azionenonviolenta’.

“Sociologo, docente universitario, esperto di metodologia della ricerca sociale, era appassionato soprattutto di ricerca/azione. La sua caratteristica, portata avanti per tutta la vita, fino all’ultimo giorno, lasciando tanti progetti e impegni già assunti nella sua agenda, era proprio quella di ricercatore e attivista. Studiare e agire.

Innumerevoli le lotte di cui è stato protagonista, dagli anni passati in Sicilia, con Danilo Dolci, alla lotta antinucleare a Montalto di Castro (fu anche denunciato e processato per l’occupazione dei binari); dall’ambasciata di pace a Pristina, agli scudi umani a Baghdad; dalla Verde Vigna di Comiso, contro l’installazione dei missili nucleari, fino al Parco della pace a Vicenza, per contrastare la base militare Dal Molin.foto alberto l'abate

Attivissimo nel Movimento Nonviolento e nel MIR (ha partecipato anche alle due ultime assemblee nazionali di Roma e di Palermo) è stato fondatore dei Berretti Bianchi e fino all’ultimo presidente onorario di Ipri- Rete Corpi Civili di pace; promotore di corsi universitari per operatori di pace, gestione e mediazione dei conflitti, ha scritti innumerevoli saggi, libri, articoli sui temi della pace e della nonviolenza. Il rigore scientifico e la generosità nella militanza, erano sempre mescolati con una trasparente dimensione umana, di fratellanza e apertura, che lo facevano ben volere ovunque andasse a mettere in atto i suoi progetti costruttivi: in Kosovo come in Sicilia, in India come Sardegna. A Firenze era il punto di riferimento per le attività della Fucina della nonviolenza”.

Fino a questa estate era venuto a Comiso con la famiglia, la moglie Anna Luisa Leonardi, che negli anni ’80 finì anche in carcere con altre attiviste pacifiste provenienti da varie parti del mondo per dire ‘no’ ai missili Cruise, e alla figlia Alessandra.

Alberto e altri amici hanno sempre tentato di tenere in vita le attività della ‘Verde Vigna’, per farvi un centro di documentazione sulla pace e la nonviolenza.