Picchia la compagna con la bimba di due anni in braccio

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Gli uomini della Squadra Volanti della Polizia di Stato, hanno denunciato per lesioni aggravate a P.G di anni 43 domiciliato a Ragusa perché attualmente lavora qui e contestualmente hanno applicato la misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare in quanto vi era fondato motivo di ritenere che le violenze potevano essere reiterate con conseguenze gravi per la compagna.
Nella tarda serata di giovedì una donna in lacrime contattava il 113 per segnalare di essere stata picchiata dal compagno e che aveva bisogno di cure mediche perché perdeva molto sangue dalla bocca. Immediato l’invio della Volante nell’abitazione sita al centro storico di Ragusa e contestualmente del 118 che si preoccupava di accompagnare la vittima presso il Pronto Soccorso. Avendo appreso che vi era la presenza di una minore, un’altra Volante faceva ingresso in casa ed identificava P.G. in compagnia della figlia di due anni e mezzo che riferiva la sua versione dei fatti accaduti.
Nel contempo, giunti in ospedale i Poliziotti che assistevano la donna, in piena sinergia con il personale sanitario che curava le ferite suturando il labro lacerato, richiedevano l’attivazione del “codice rosa” protocollo da qualche giorno in atto presso le strutture sanitarie della provincia Iblea. La donna veniva quindi ricoverata per qualche ora in un area riservata dove gli Ufficiali di Polizia potevano verbalizzare il triste racconto della vittima e far si che la donna trovasse il coraggio per denunciare il compagno per il reato subito e per quelli già subiti negli anni.
La donna dal suo racconto faceva emergere che l’uomo per futili motivi l’aveva colpita con uno schiaffo al volto tanto che colpendola sul labbro le procurava una ferita lacero contusa dalla quale perdeva molto sangue. Oltre ai fatti appena accaduti, la donna riferiva di aver altre volte denunciato l’uomo e che vi erano altre segnalazioni a suo carico.
Durante la notte la donna veniva dimessa, ma rimaneva critica la situazione di conflitto tra i due compagni soprattutto per la presenza della minore, motivo per cui, considerato il reato di lesioni aggravate dal fatto che lo schiaffo era stato dato in presenza della piccola che era tra le braccia del padre in quel momento, sentito il Pubblico Ministero di turno si procedeva ad ordinare l’allontanamento dalla casa familiare e da ogni luogo frequentato abitualmente dalla donna.
Questa misura pre-cautelare emessa per il caso di cui si tratta è un nuovo strumento in uso alla Polizia Giudiziaria, introdotta alla legge 93/2013, applicabile nel caso di lesioni gravi o minacce che permette di allontanare il soggetto particolarmente violento dalla casa familiare. Tale misura viene richiesta dalla Polizia al Pubblico Ministero ed una volta autorizzata telefonicamente permette l’allontanamento immediato e coatto anche con l’uso della forza. L’istituto introdotto dalla recente normativa offre una possibilità agli operatori di Polizia di dirimere quelle situazioni conflittuali particolarmente accese che metterebbero altrimenti a rischio le vittime e permette di farlo in modo immediato e diretto.
Nel caso dell’odierno indagato, oggi verrà celebrata l’udienza di convalida ed il processo con rito direttissimo per le lesioni aggravate subite dalla donna.
La vittima ricevute le cure del Pronto Soccorso è stata accompagnata a casa dai poliziotti della Volante così da poter riabbracciare la figlia ancora impaurita. Una volta al sicuro le sono stati forniti tutti i recapiti dei centri antiviolenza della Provincia di Ragusa ai quali si potrà rivolgere sin da subito.
La Polizia di Stato ha applicato per la prima volta nella Provincia Iblea questa nuova misura cautelare, aprendo un nuovo percorso di assistenza alle vittime. Dai primi istanti della notizia di reato vengono messi in moto tutti gli “attori della rete di protezione” delle vittime di violenze.
Si rammenta a tutti i destinatari di soprusi e maltrattamenti di recarsi presso la sezione specializzata della Squadra Mobile della Polizia di Stato in qualsiasi istante mediante una telefonata al 113, così da iniziare un percorso di legalità unitamente agli ufficiali ed agenti di Polizia Giudiziaria competenti ed assistiti da psicologi e dal personale dei “Centri antiviolenza”.