Non solo Brasile. Fukushima e Guantanamo per Welcome to Paradise

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La macchina organizzativa di Welcome to Paradise 4 è in moto

Tra le opere più attese e sicuramente più discusse di Welcome to Paradise 4 saranno “Ultima cena a Fukushima” e “Guantanamo”.
La prima installazione, opera del designer milanese Franco Menna, già presente ad ognuna delle passate edizioni, sarà una rilettura in chiave apocalittica del disastro della centrale nucleare di Fukushima avvenuto l’11 marzo del 2011.
Una rilettura vista attraverso il famoso quadro di Leonardo custodito nel refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie a Milano. Menna ricomporrà all’interno di una casa la scena dell’Ultima Cena leonardesca ma vestirà Gesù e gli Apostoli con le tute bianche e le maschere che i tecnici nucleari usano durante i sopralluoghi alla centrale giapponese. La tavola sarà inoltre imbandita con cibo rigorosamente stampato sulla plastica. Una metafora di quella che potrebbe essere la vita dell’uomo dopo un disastro nucleare di proporzioni immani o un conflitto atomico.
L’uomo ridotto quasi ad un manichino e lo stesso cibo diventato plastica dopo che quello vero è stato distrutto dalle radiazioni. L’installazione sarà collocata all’interno di una casa al buio con un solo fascio di luce bianca ad illuminare la tavola e i manichini. L’opera è chiaramente un richiamo per l’umanità a cambiare rotta prima che le conseguenze siano irreversibili.

L’altra installazione dai mille significati è Guantanamo. La famigerata base americana diventata carcere e teatro di indicibili torture è il tema scelto dai modicani Davide Frasca e Antonio Godot, nome d’arte scelto dall’artista. I due hanno già presto parte a Welcome to Paradise 3 con un’opera che mise alla berlina l’ultima contessa di Modica ancora vivente. Quest’anno un argomento più “impegnato” che parte da un’aspra critica alla politica estera del presidente americano Barack Obama ed in particolare la sua promessa di chiudere Guantanamo.
Una promessa caduta nel vuoto visto che il carcere è ancora là e non smette di far parlare di se stesso per le atrocità che vi si compiono all’interno. Grazie a “Guantanamo” il pubblico potrà entrare direttamente all’interno del carcere, osservare con i propri occhi le torture e le sofferenze dei prigionieri.
I due artisti vogliono inoltre mostrare a tutti come gli USA non siano così diversi dai paesi che combattono in quanto a crudeltà ed atrocità.