“Non lasciamo il centro Babel in mano agli affaristi del sociale”

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Il bando per la gestione del centro Babel – lo SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) modicano che opera ormai da anni nell’assistenza ai rifugiati politici che giungono sul territorio – è stato pubblicato appena due giorni fa (ed è a valere sui fondi del Ministero dell’Interno, 179.450 euro per il triennio 2014/2016), ma ha subito suscitato l’enorme preoccupazione dei soci e dei dipendenti della cooperativa Dono – presidente Giovanni Scifo, vice Carla Messina – che ormai da sei anni questo posto lo gestisce.

La cooperativa, infatti, ha dovuto rinunciare all’affidamento per ragioni proprie, ma ha cercato un confronto col Comune di Modica per suggerire, alla luce della propria esperienza, alcuni accorgimenti nel procedere al nuovo affidamento: confronto che a quanto mare è venuto meno, spingendo la cooperativa a rivolgere al sindaco Abbate una lettera aperta.

“Come da accordi intercorsi alla presenza del Prefetto” scrivono i soci e i dipendenti “si era sottolineata una doppia esigenza: garantire al territorio il proseguo di un servizio importante, ma anche la salvaguardia dei posti di lavoro in atto (va tuttavia precisato che su quest’ultimo aspetto il bando contiene una clausola specifica, ndr). A preoccuparci non poco è l’assoluta assenza dei requisiti minimi richiesti a chi dovrà essere gestore del progetto. Nel bando non c’è traccia alcuna dei criteri imposti dalle linee guida dello SPRAR. Criteri improntati alla trasparenza, all’efficienza e, soprattutto, alla professionalità.
Ciò temiamo possa aprire le porte ad avventurieri dell’ultima ora, affaristi del sociale e, nella migliore delle ipotesi, a soggetti privi dei minimi requisiti di esperienza per gestire un progetto talmente delicato. Dopo anni di sacrifici e dopo lo sforzo da noi prodotto, non è quello che possiamo augurare ai nostri dipendenti né ai beneficiari del progetto, che hanno il diritto ad una gestione altamente ricca di esperienza specifica.
Il rischio è quello di aprire le porte della gestione del progetto a chiunque. Di aprirlo su basi che sembrano inficiare il piano finanziario del progetto stesso approvato dal Ministero proprio in ragione di tale piano”.

Dalle linee guida dello Sprar, ricordano i rappresenanti della cooperativa: “Appare esplicitamente non idonea la costituzione di ATI o ATS per la partecipazione a qualsivoglia bando, a meno che possano garantire anni di pluriennale esperienza consecutiva nella tutela di richiedenti/titolari di protezione internazionale a pena di esclusione (art.4 punto 2 lettera d – e come da FAQ allegate al documento Ministeriale vigente). La preghiamo” concludono, rivolgendosi direttamente al sindaco Abbate “di accogliere questa nostra lettera come sfogo dovuto alla grandissima preoccupazione che stiamo vivendo in queste ultime settimane”.

[Fonte: La Sicilia]