Se la scuola italiana dimentica Quasimodo, Pirandello, Sciascia e Bufalino

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Bufalino con Sciascia e i suoi nipoti

Ma, gli autori (poeti, scrittori, intellettuali) del Sud? Che fine hanno fatto? A scuola, nei programmi ministeriali, pare non ce ne sia più traccia.
E sì che stiamo parlando di letterati di caratura internazionale, che il mondo legge, studia e ci invidia: il Nobel Salvatore Quasimodo, Leonardo Sciascia, Elio Vittorini, Domenico Rea, Matilde Serao, Anna Maria Ortese e Gesualdo Bufalino. Per non parlare di Luigi Pirandello, autore di fama mondiale e altro Nobel per la Letteratura. (E scusate se è poco).

Il sospetto (fondato) di molti è che questi “maestri” della letteratura italiana del XX secolo di origine meridionale (siciliani, per di più) siano assenti dai banchi dei licei italiani, quanto meno esclusi dalle “Indicazioni Nazionali” sui testi da studiare, insomma “fatta fuori” dalla lista che il Miur (Ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca) fornisce all’inizio dell’anno scolastico.

A cassarli nel 2010 fu una commissione di studio nominata dall’ex ministro Gelmini, bresciana, che, evidentemente, ritenne non fondamentali questi autori.
Poi nel luglio scorso, a Roma, i componenti del Centro di Documentazione sulla Poesia del Sud hanno discusso di questo “taglio culturale” con l’attuale ministro Stefania Giannini, “che ha ribadito la sua volontà” si legge nella nota dell’associazione “già espressa in altre occasioni, di modificare le Indicazioni nazionali per i Licei, che per il Novecento prevedono un elenco di autori tra i quali non figura nessun meridionale e una sola donna, Elsa Morante”.

Ovviamente: parlare di un’esclusione totale degli autori del Sud dai programmi di studio sarebbe una forzatura. Quelle fornite dal ministero, come dice la stessa parola, sono “indicazioni” che possono essere soggette a modifiche, a discrezionalità dell’insegnante. Facile dunque ipotizzare che le ipotetiche lacune del Miur possano essere colmate dalla coscienza di chi è seduto dietro la cattedra.

E comunque, a un mese circa dall’inizio del nuovo anno scolastico, per cercare di risolvere la novella “questione meridionale” – che offre una versione distorta del patrimonio letterario italiano e che rischia di aprire la forbice Nord-Sud anche sul piano culturale – è arrivata nei giorni scorsi una risoluzione del Movimento 5 Stelle (prima firmataria Maria Marzana, nata in Germania ed eletta nella circoscrizione XXV (Sicilia 2)) alla commissione cultura della Camera.
“Le dichiarazioni del nuovo ministro dell’Istruzione Giannini e la presenza tra le tracce della prova di italiano dell’esame di maturità 2014 dei premi nobel Salvatore Quasimodo e Grazia Deledda” afferma Marzana “fanno intendere che si vorrebbe compiere una retromarcia. Ci auguriamo quindi che la nostra risoluzione sia discussa e attuata al più presto risolvendo, almeno nella letteratura, l’annosa questione meridionale”. “Poesie come Ed è subito sera di Quasimodo sono pietre miliari non solo della letteratura meridionale, ma di quella di tutto il Paese. Il ministro Giannini non può non tenerne conto”, commenta dice la deputata palermitana Chiara di Benedetto, tra i firmatari del documento.

A segnalare e a mobilitarsi per ripristinare la dignità degli autori del Sud, e l’equilibrio nei percorsi di studio, sono stati associazioni e studenti. Giovani che si rifiutano di crescere nella percezione – inculcata da altri – che esistano e (mal)convivono in un solo Stivale, due Italie (non solo a livello economico, ma anche nella più “impalpabile” e preziosa materia intellettuale). Giovani che, nei fatti, chiedono che la “questione meridionale”, scomparsa dall’agenda politica, in questi ultimi anni, torni al centro del dibattito pubblico.