Liberi Consorzi, il tempo è (quasi) scaduto. Ma Abbate spera in una proroga

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La legge regionale 8 del 24 marzo 2014, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 28 marzo 2014, nello stabilire l’abolizione delle province, fissava in sei mesi i termini per l’applicazione della riforma e dava dunque tempo fino al 28 settembre 2014 agli enti locali per decidere se deliberare in favore della nascita di nuovi Liberi Consorzi dei Comuni o semplicemente aspettare che gli stessi confini delle vecchie province si trasformassero in quelli degli organismi territoriali che le sostituiranno.
Ebbene, ad un giorno esatto dalla scadenza di questo termine (salvo ovviamente eventuali proroghe), il sindaco di Modica Ignazio Abbate ha annunciato un nuovo appuntamento di lavoro per il suo progetto di Libero Consorzio del Val di Noto. L’incontro è fissato il 27 settembre alle ore 9 al Comune di Pozzallo e aggiorna una riunione che si è già tenuta martedì scorso al Comune di Palazzolo Acreide: un incontro servito più che altro ai sindaci coinvolti a ribadirsi a vicenda un “giudizio critico verso la legge regionale, che ha già manifestato fin dall’inizio della sua pubblicazione molte incongruenze e contraddittorietà”. 
“Si tratta comunque – sottolinea il sindaco Abbate – di consolidare un progetto comune che veda unito e coeso il territorio del Val di Noto per convergere strategie di lungo periodo sul potenziamento infrastrutturale e di offerta turistica”.

L’ultimo passaggio prima dell’estate era stato l’approvazione a maggioranza di un indirizzo da parte del Consiglio comunale di Modica per la costituzione di una commissione di lavoro per il Consorzio del Val di Noto. Dopo di che lo stesso Abbate sembrava aver preso a trattare con freddezza l’argomento, probabilmente prendendo coscienza del fatto che il suo progetto rischiava di essere isolato: gli stessi sindaci del comprensorio modicano – Scicli, Ispica e Pozzallo – gli avevano infatti più volte fatto presente di non essere affatto d’accordo con l’idea di sganciarsi da Ragusa.
Poi ci si è messo pure il risultato del referendum a Gela, proprio la città del Governatore Crocetta, per la quale questa riforma sembrava esser stata pensata: il progetto di sganciarsi da Caltanissetta per avvicinarsi a Catania, approvato pressoché all’unanimità dal Consiglio comunale, è naufragato per mano del 64% di indifferente astensione dal voto dei gelesi.

L’argomento, insomma, non appassiona.
E la clessidra scorre veloce: da qui al 28 agosto, laddove si volessero far nascere nuovi Liberi Consorzi, si dovrebbero approvare le delibere in seno ai Consigli comunali e poi convocare i referendum confermativi.

Eppure Abbate si ostina ancora, e non è il solo: a Piazza Armerina si lavora per staccarsi da Enna e avvicinarsi a Gela, Catenanuova vorrebbe andare con Catania, Butera vorrebbe in qualche modo abbandonare Caltanissetta.
Ma mentre in quei Comuni i Consigli comunali sono già impegnati, qui sta scommettendo evidentemente su una proroga al fotofinish.
Un’ipotesi non del tutto peregrina, in effetti, tenuto conto che proprio nei giorni scorsi il vicepresidente dell’Ars Antonio Venturino ha presentato un disegno di legge in Commissione Affari istituzionali per “uscire dalle incertezze applicative ed offrire ai Comuni il tempo necessario ad elaborare in modo sereno e consapevole una scelta strategica per il loro futuro amministrativo”, commentando: “Mentre diversi comuni in Sicilia si attrezzano per organizzare referendum confermativi, di dubbia legittimità giuridica, assistiamo alla confusione più totale nei territori che si identificano con le vecchie province regionali, a causa della incompletezza della legge che regola i liberi consorzi. A questo punto, con una riforma del tutto indefinita, è necessario un intervento organico e di conseguenza una proroga di sei mesi per avere chiarezza definitiva da parte del Governo sul testo che riguarda la riforma delle province in Sicilia”.

Basterà aspettare qualche giorno per sapere come finirà. Anche perché, in caso di proroga, Crocetta dovrà affrettarsi anche a rinnovare gli incarichi ai 9 commissari delle Province regionali.