Randello “libera”… dai sigilli, il Gip dissequestra l’area. Il Comitato: “Stupiti”

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Il Gip di Ragusa, Andrea Reale, non convalidando il sequestro preventivo disposto lo scorso 6 settembre dalla Procura della Repubblica per l’area di Randello, ha di fatto dissequestrato la controversa riserva naturale riaprendo un nuovo focolaio di polemiche.
Le stesse che hanno caratterizzato l’estate che ci siamo appena messi alle spalle.
I sigilli, lo ricordiamo, interessavano tutti i passaggi per accedere al sito, la zona della passerella e il camioncino-bar nei pressi del boschetto.

LA REAZIONE DEL COMITATO
“Abbiamo appreso con stupore la notizia che il Gip non ha convalidato il sequestro preventivo disposto d’urgenza dalla Procura della Repubblica di Ragusa”, è il commento del Comitato Randello Libera.”Il dissequestro vuol dire tutto e non vuol dire niente. Attendiamo di conoscere nel dettaglio le motivazioni ed andiamo avanti sempre più determinati.
Riteniamo altresì doveroso ancora una volta sottolineare la bontà dello sforzo e dell’impegno del Procuratore a difesa del bene comune e contro privilegi e privilegiati di ogni ordine e tipo. Il dott. Petralia ha dichiarato pubblicamente che siamo solo all’inizio e che vuole vederci chiaro nell’intera gestione della riserva naturale. Frasi ed azioni che hanno rinfrancato noi e larga parte dell’opinione pubblica, che ha finalmente, proprio in quella occasione, avvertito una istituzione vicina ed in sintonia con le sue istanze di giustizia civica e sociale. A Randello c’è in gioco la difesa di un bene comune e la sua libera fruizione da parte di tutta la comunità. Come il Procuratore, in tutta questa vicenda, vogliamo vederci chiaro anche noi, senza sabbia negli occhi. Sigilli o non sigilli, per noi non cambia nulla, la partita è ancora lunga e il nostro obiettivo, liberare Randello, resta immutato”.

LA BATTAGLIA A CARTE BOLLATE
Ma l’affaire Randello non ha solo profili penali. Mentre le indagini continuano, la vicenda procede pure sotto il profilo amministrativo, con il Comune di Ragusa da una parte e la società proprietaria della struttura dall’altra. Quest’ultima ha avanzato l’esorbitante richiesta di risarcimento danni di ben un milione di euro a Palazzo dell’Aquila, per danni non patrimoniali. Dal canto suo, la Giunta Piccitto ha risposto deliberato di “resistere in giudizio nel ricorso presentato avanti al TAR Catania dalla società Donnafugata Resort che ha chiesto l’annullamento dell’ordinanza di sospensione dei lavori di una pedana in legno sulla spiaggia di Randello”.
Quasi contemporaneamente, il caso Randello, per ben due sedute, è stato al centro dei lavori del consiglio comunale ragusano: i trenta eletti a Palazzo dell’Aquila hanno chiuso la due giorni di lavori con un fin troppo buonista atto di indirizzo che impegna l’Amministrazione alla salvaguardia dell’area di Randello.